"Yes, we can": Aragones contro i tabù

Le Furie rosse vorrebbero cambiare la storia davanti a re Juan Carlos
presente in tribuna. Cambiare la storia vuol dire battere l’Italia,
cosa che non avviene in una partita ufficiale da 88 anni, sfatare il
tabù quarti (cinque eliminazioni dal 1986 in poi), ma anche tre
sconfitte subite dall’Italia di Pozzo prima e di Sacchi poi

nostro inviato a Vienna

Sa quasi di rassegnazione la scritta sul pullman che trasporta in giro per l’Austria la truppa di Aragones. «Pase lo que pase, Espana siempre», ovvero «Vada come vada, sempre forza Spagna», la frase scelta dagli internauti sul sito Uefa alla vigilia dell’Europeo. In realtà le Furie rosse vorrebbero cambiare la storia davanti a re Juan Carlos presente in tribuna. Cambiare la storia vuol dire battere l’Italia, cosa che non avviene in una partita ufficiale da 88 anni, sfatare il tabù quarti (cinque eliminazioni dal 1986 in poi), ma anche tre sconfitte subite dall’Italia di Pozzo prima e di Sacchi poi. Con la famosa gomitata di Tassotti a Luis Enrique, rilanciata dalle scommesse in Spagna su chi tra gli azzurri avrebbe fatto il bis.
«Gli azzurri mi preoccupano, hanno ottenuto una vittoria significativa con la Francia, dovremo giocare al 110 per cento», è il refrain del ct della Roja, in procinto di lasciare la nazionale per tentare la prima avventura all’estero. Il saggio di Hortaleza, che non parla dell’arrabbiatura di Sergio Ramos, arriva al match con gli azzurri con un curriculum da record: nove vittorie consecutive, come Manuel Castro ct degli anni Venti. Che poi interruppe la sua serie d’oro proprio con l’Italia. Ma Aragones non è tipo da scaramanzie, sa di avere un gruppo di talenti e una rosa che sul mercato vale 435 milioni di euro: «Sono convinto che possiamo fare qualcosa di grande per tagliare con il passato nero della Spagna. Vogliamo essere migliori e attaccare i loro punti deboli. La tattica? Conterà più difendere in certi momenti e attaccare in altri. La squadra? Arriva a questa partita molto preparata».
Il ct si affiderà al suo temibile tandem in attacco: Villa-Torres, cinque gol in due a Euro 2008. «Possono segnare in ogni momento», sottolinea Aragones. E le ultime due partite con gli azzurri lo dimostrano: il niño del Liverpool nel 2004 bucò la porta dell’Italia a Genova con un tiro spettacolare; Villa «maravilla» (il soprannome nato dopo l’exploit di inizio europeo) decise la partita di Elche il 26 marzo scorso. «Dimentichiamoci la storia degli azzurri e il nostro ottimo inizio – sottolinea il numero 7 spagnolo -. I miei gol? Sono arrivato qui nella migliore forma fisica della mia carriera».
Il quotidiano As sprona la «Roja», rispolverando lo slogan caro a Barack Obama «Claro que podemos». Aragones non ha nemmeno dubbi di formazione: giocheranno gli undici che hanno conquistato i quarti, con Xavi a dettare i tempi della manovra («non ha uguali, meno male che gioca con noi», sottolinea Villa) e con Fabregas e Xabi Alonso riserve di lusso pronte a subentrare, anche in vista di un epilogo ai rigori. Ma uno degli incubi si chiama Luca Toni con i suoi 192 centimetri. «Dobbiamo stare attenti sulle palle inattive – dice Casillas (non a caso Aragones ha fatto allenare molto la squadra su quest’aspetto, ndr) – perché lui è molto alto. Se riusciremo a fermarlo, saremo sulla buona strada». Dello stesso avviso Puyol, che diffida della sua astinenza da gol. E a proposito dell’attaccante azzurro, Marca usa toni da sangue e arena: «L’Italia ci vuole toreare», in riferimento all’enorme striscione dispiegato nella sede degli azzurri in cui un presunto Toni spara un pallone che mette ko il toro rosso. Xabi Alonso, in odore di Juve, elogia Buffon: «Se non avesse parato quel rigore con i romeni, ora parleremmo di un’altra sfida. Fu leader nel 2006, lo è anche qui». Puyol rafforza il concetto già espresso da Torres: «L’Italia non ha necessità di giocar bene per vincere, dunque noi dovremo fare una partita completa». Il rispetto c’è, un pizzico di presunzione anche. Ma come dice Villa, il verdetto arriverà al rotolar del pallone.