Zaccheroni respira, Novellino gli dà il cambio

N el valzer degli allenatori, Novellino ha preso il posto di Zaccheroni fra quelli a rischio: fuori uno, avanti un altro. La Sampdoria va a corrente alternata, incapace di ripetere le imprese delle precedenti stagioni quando ha fatto il solletico alle grandi e sfiorato addirittura la qualificazione in Champions League. Una crisi profonda, caratterizzata da un lungo periodo senza vittorie: dall’11 febbraio (4-2 con il Messina) al 1° ottobre (3-2 con il Parma), quasi 8 mesi. A dispetto di questa vistosa flessione, il presidente Garrone non ha mai pensato di sostituire Novellino, e non solo per quei motivi economici tanto cari ai genovesi doc. Ci ha fatto un pensierino, questo sì, dopo i tre ko consecutivi con Atalanta, Cagliari e Palermo. E il direttore generale Marotta ne ha stemperato i mugugni. Adesso però la situazione è al livello di guardia: appena 13 punti, uno a partita, media da retrocessione sicura, difesa fra le più bucate, attacco a singhiozzo. La Doria sarebbe quartultima senza gli handicap di Milan, Fiorentina e Reggina.
Perché sorprenderci che Garrone, uomo tutto d’un pezzo, per nulla incline agli umori contingenti, cominci a dubitare di Novellino e soprattutto della sua presa sullo spogliatoio: «Che abbia fatto il suo tempo dopo 5 anni?», s’è chiesto e ha domandato ai suoi più stretti collaboratori. Domanda legittima. Mai come in questa occasione la società lo ha accontentato con gli arrivi di Terlizzi, Delvecchio, Quagliarella, Pieri, Olivera, Bonanni, Parola. Per non parlare del ritorno dall’infermeria di Bazzani e Bonazzoli, reduci da infortuni tremendi. Eppure il gioco non c’è e i risultati pure. Altro che Europa, qui c’è da evitare una retrocessione che risulterebbe deleteria sul piano economico, non solo sotto il profilo dell’immagine e del rapporto con la tifoseria. E allora non stupiamoci se Garrone finirà per sostituirlo con Cosmi o chi per lui.
Se Novellino rischia, Zaccheroni respira dopo aver fatto l’equilibrista con una squadra costruita senza capo né coda. Gli manca soprattutto un attaccante vero, lo dimostrano i 9 gol messi a segno. La rosa è abbondante, ma scriteriata, ricca di doppioni e uomini d’annata: basta dare un’occhiata alla panchina che comprende il 36enne Taibi, il 39enne Brevi, il 31enne Fiore, il 35enne Muzzi, il 34enne Pancaro. Troppi e male assortiti 28 giocatori, più o meno lo stesso problema trovato da Sonetti ad Ascoli. Avvio da brividi, dentro e fuori casa, assente perfino quello spirito granata di antica memoria. Dai e dai, però, Zac ha trovato il bandolo della matassa per mettere il lucchetto alla difesa e sfruttare al meglio il talento di Rosina nel ruolo di seconda punta. In otto giorni due vittorie, prima su rigore contro la Sampdoria, poi a Bergamo contro l’Atalanta dei miracoli. Il modulo fa il verso a quello che portò la sua vecchia Udinese in paradiso: difesa a 3, centrocampo a 4 più Lazetic e Rosina alle spalle di Abbruscato. Al presidente Cairo, che ha cominciato a capire come gira il calcio, deve l’ingaggio in extremis e la conferma nei momenti bui. Non è poco in questo calcio così stupidamente frenetico.