Zagarolo, viva la tradizione Tutti pazzi per i tordi matti

Loredana Gelli

Sulla collina dei Sagarii si fa festa con i «tordi matti». A Zagarolo, il weekend è dedicato ai piatti della tradizione con una sagra ideata12 anni fa dalla Confraternita locale per onorare, tra tradizione e gusto, la ricorrenza del Corpus Domini. Per non essere legati a una data, gli organizzatori hanno deciso che l’ultima domenica di giugno rappresentasse l’appuntamento ideale per unire il sentimento religioso della cittadinanza alla valorizzazione delle risorse locali e dei piatti tipici. Dopo tredici giorni di rigorosa preghiera, i frati del convento di Sant’Antonio si mettono al lavoro per organizzare la grande processione e, oggi e domani, in piazza Santa Maria, stand gastronomici dove gustare il famoso involtino di carne di cavallo imbottito di grasso di prosciutto e condito con il coriandolo, comunemente chiamato «tordo matto», una vera specialità del posto, ma anche salsicce, arrosticini di pecora, gnocchetti al sugo di pomodoro e basilico, vino doc delle cantine zagarolesi.
Di vocazione agricola, Zagarolo si sviluppò attorno a grandi fortificazioni del X secolo, poste a difesa delle invasioni saracene. Il paese sembra quasi seduto su di uno sperone di tufo e tra le sue vecchie abitazioni spiccano gli edifici più importanti. Si entra nella parte vecchia da una porta seicentesca a tre arcate, Porta San Martino, interessante per i suoi rilievi ed elementi architettonici risalenti a epoca imperiale. Così chiamata probabilmente perché, al tempo dei Romani, era abitata soprattutto dagli artigiani che sapevano tessere il prezioso mantello sagum, Zagarolo è ricca di antichi e pregevoli reperti archeologici di quell’epoca. Per spostarci sul piano della storia, però, occorre partire dall’anno Mille quando ai conti di Tuscolo succedettero i Colonna. Più tardi, attorno al 1295, arrivarono Papa Bonifacio prima e il cardinale Vitelleschi poi, che in qualità di comandante delle truppe di Papa Eugenio IV, completò l’opera di distruzione della cittadina. Si deve inizialmente alla nobile famiglia dei Colonna ma, soprattutto, ai Rospigliosi, la rinascita del feudo. Nel 1979 la principessa Pallavicini, ultima erede, lo vendette al Comune. Tra gli elementi architettonici più significativi del paese è da annoverare, sicuramente, la Porta Rospigliosi, un vero e proprio arco del trionfo, costruito con marmi romani e tufo, risalente al 1600 e il bel Palazzo Rospigliosi. Venne edificato attorno al 1100 ma la furia distruttrice di Bonifacio VIII, attorno al 1297, e altre vicissitudini, fanno della costruzione un edificio più recente. Oggi è uno dei monumenti più importanti dell'hinterland romano per i notevoli affreschi risalenti alla fine del XVI secolo, conservati nel suo interno, tra i quali preziosi quadri del Domenichino e Guido Reni. Il luogo non è importante solo perché, proprio lì, lavorarono artisti della scuola romana come il Chiari, il Masucci e Ludovico Gemignani, ma anche perché ospitò attorno al 1591 un consiglio di otto cardinali teologi riuniti per la revisione della vulgata della Bibbia, sotto la guida del cardinale Bellarmino. Nei primi anni del Seicento vi soggiornarono ospiti prestigiosi quali Marzio Colonna, Michelangelo Merisi da Caravaggio, che vi dipinse vari capolavori, tra i quali la Maddalena in estasi e la famosa Cena di Emmaus. Per tutto l’anno successivo, il Settecento, il Palazzo fu sede di una ricchissima vita mondana capitanata da principi e re ma anche da artisti e letterati come il grande poeta e drammaturgo Vittorio Alfieri.

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