Zaia «Bene Tuttofood, ma il frigo italiano è pieno di orrori»

«Tranquillo signor ministro, tagli pure, come Peck siamo assicurati», gli ha garantito un fratello Stoppani e così ieri a mezzodì il ministro delle politiche agricole, Luca Zaia, dopo aver fatto sollevamento pesi con una forma di parmigiano, ha affettato a mano un prosciutto per la gioia di fotografi e operatori tv. Poi un lungo parlare del mondo dell’agroalimentare arrivando a rivelare: «La penso come Obama: prima i nostri e poi gli altri».
Pretesto per la passerella, una prima finestra sulla seconda edizione di Tuttofood, dal 10 al 13 giugno alla Fiera di Rho i cui vertici, annunciata la scontata resa al Vinitaly di Verona, contano di sviluppare sinergie con il Cibus di Parma per arrivare a fare concorrenza con Tuttofood agli appuntamenti di Colonia e Parigi.
Mancano tre mesi. Nell’attesa il ministro Zaia si augura «uno o due sequestri di prodotti contraffatti a settimana. Ce n’è in vista uno nell’olio, tra chi vende porta a porta». E il falso made-in-Italy è una eterna brutta bestia: «Nove prodotti su dieci venduti nel mondo come italiani non sono affatto prodotti da noi. Siamo per la tolleranza zero verso i furbi, anche quelli di casa nostra». E in tal senso ha annunciato un splendida azione d’effetto: settimana prossima sarà da Costanzo per presentare agli italiani, attraverso la tv, «il frigorifero degli orrori, un frigo riempito di tutte le schifezze che abbiamo scoperto in tot mesi di tolleranza zero come la mozzarella cinese a forma di girella. Ci saranno anche la pasta araba e il parmesan americano, il falso Amarone e il San Marzano taroccato».
Tuttofood ora e l’Expo nel 2015 viaggiano sulla stessa linea. Certo che il ministro ha avuto buon gioco, in un tempio della gastronomia, nell’elogiare le eccellenze e le identità italiane: «Batteremo i pugni in tutte le trattative ma tutti dobbiamo fare sistema. Perché magari fosse il momento delle vacche magre, qui siamo alle ossa e basta».