Zaleski non firma l’accordo con le banche Aumenta il capitale ma tratta ancora

Romain Zaleski mette mano al portafogli e ricapitalizza la Carlo Tassara con 200 milioni. La mossa rappresenta un passo in avanti nella trattativa con le banche per la rinegoziazione del debito della holding, finita sotto pressione a causa della crisi dei mercati e dell’indebitamento elevato, anche se per la chiusura dell’operazione servirà ancora un pò di tempo vista la tenacia di Zaleski al tavolo negoziale. L’assemblea straordinaria della Tassara ha dato il via libera all’iniezione di liquidità ieri mattina portando il capitale sociale da 210 a 410 milioni. L’aumento rappresenta un contributo tangibile da parte di Zaleski all’operazione di salvataggio della Tassara, il cui attivo si è allineato al valore del debito (5,5 miliardi quello netto) a cui stanno lavorando le banche (Intesa, Unicredit, Mps, Bpm, Ubi).
Il punto è che Zaleski non è un debitore insolvente, e detiene un patrimonio di partecipazioni importanti: si trova dunque nella posizione per poter negoziare. E secondo indiscrezioni, motivo dello slittamento sarebbero le divergenze sull’eventuale ripartizione delle plusvalenze derivanti dalla cessione delle quote della Tassara (il 5% di Intesa Sanpaolo, il 2% di Mediobanca, Generali e Ubi Banca, quote sotto il 2% di Mps e Bpm, il 2,5% di A2A, il 10,2% di Edison e il 19% di Mittel) una volta che i mercati si saranno ripresi.
Le trattative tra le banche e la Tassara sono iniziate dopo che il crollo dei mercati azionari ha ridotto gli attivi della holding spingendo gli istituti di credito (Intesa e Unicredit i più esposti) a trattare per accollarsi il debito estero della società, 1,5 miliardi, in capo a Bnp Paribas e Royal Bank of Scotland. A muovere le banche, in tempi di liquidità al contagocce, la volontà di evitare un’escussione dei pegni da parte degli istituti esteri, con conseguente vendita sul mercato delle azioni in garanzia. Tra le quali figura un pacchetto del 3% di Intesa. Sulla vicenda, dopo che l’invito alla riflessione del presidente di Mps, Giuseppe Mussari, ieri è intervenuto anche quello della Bpm, Roberto Mazzotta: «Una cosa che se evitata sarebbe stata molto meglio».