Zambetti esce dal partito e l’Udc vuole un assessorato

Marcello Chirico

Né un rimpasto e neanche una sostituzione. Quello che l’Udc lombardo chiede ora al governatore Formigoni, dopo la fuoriuscita da partito e direzione del coordinamento da parte di Domenico Zambetti (attuale assessore lombardo all’ambiente) per far parte della nuova Dc, è semplicemente «la propria rappresentanza» nella giunta lombarda o, se si preferisce, «la giusta visibilità che un partito come il nostro merita, avendo sottoscritto il programma, essendosi impegnato nella campagna elettorale e avendo portato alla Cdl il 4% dei consensi». Tradotto: un assessorato per l’Udc.
Da assegnare o al capogruppo Mario Scotti (già assessore con la precedente giunta formigoniana) oppure al consigliere Gianmarco Quadrini, che ieri hanno annunciato ufficialmente i propri desiderata. Nonostante Formigoni abbia già dichiarato di «non aver mai pensato di revocare Zambetti dalla giunta».
«Infatti noi non chiediamo il suo assessorato - ha spiegato Scotti - ma una rappresentanza: così un assessorato l’avremo sia noi che i nostri cugini». Lapidario poi il commento sulle motivazioni che hanno indotto Zambetti a passare con la Dc di Rotondi («troppo cesarismo da parte di Casini»: «Nell’Udc c’è il massimo della democrazia - ha replicato Scotti -, si decide tutto all’unanimità, com’è stato per la questione del simbolo usato da Casini, scelta votata pure da chi se n’è andato. L’unica ragione per cambiare partito è solo elettorale. Eppoi Zambetti è uno abituato a uscire dai partiti: nel ’90 era in giunta provinciale col Patto e insieme al centrosinistra».
La palla passa ora a Formigoni, il quale sempre ieri ha promesso che «parleremo con gli amici dell'Udc e troveremo una soluzione. Mi preme sottolineare che l'Udc è e rimane una componente essenziale della nostra maggioranza anche in Regione Lombardia oltre che a livello nazionale».