Con Zambrini il jazz incontra gli spot d’antan

Franco Fayenz

Il giovane pianista e compositore Antonio Zambrini ha conseguito allo Spazio Oberdan di Milano un significativo successo con un concerto molto speciale. Ha presentato il suo quinto cd, che con l’understatement che lo distingue ha intitolato semplicemente Musica. Com’è logico, ha imperniato il concerto sui brani del disco, coadiuvato dai suoi comprimari abituali, gli eccellenti Fausto Beccalossi alla fisarmonica, Giulio Martino al sax tenore, Ferdinando Faraò alla batteria, ma con Jury Goulubev al contrabbasso al posto di Tito Mangialajo Rantzer momentaneamente indisponibile. La musica del quintetto - è questa la particolarità della serata - si è alternata con una bella iniziativa dell’Editrice Castoro che ha mostrato la pubblicità animata realizzata dai fratelli Pagot mezzo secolo fa, soprattutto per Pirelli e Cibalgina. Fra il pubblico, i meno giovani che la ricordavano hanno fatto paragoni micidiali e fin troppo facili con quella che si vede oggi in televisione e nei cinematografi. Sorvoliamo. Conviene piuttosto dedicare qualche riga in più al grande talento di Zambrini. Chi lo abbia seguito da tempo sa che ha cominciato cimentandosi con la chitarra e con il flauto traverso (che ha ricuperato proprio con Musica). Poi si è iscritto in composizione al conservatorio: qui ha incontrato il pianoforte come materia secondaria, ed è stato amore a prima vista, dopo di che si è diplomato, un po’ curiosamente, in direzione di coro. A questo punto, forte di una simile preparazione, aveva già contratto il bacillo del jazz, per fortuna del jazz italiano e non solo.