Zambrotta: «Siamo tornati per vincere ancora»

«La classifica fa paura ma nel gruppo ci sono più campioni del mondo. Donadoni come Lippi, vive le stesse tensioni. Il pubblico dell’Olimpico sarà con noi»

nostro inviato a Coverciano
«Torno da straniero? No, torno per cercare di fare il meglio possibile in nazionale. La classifica? Fa paura. Donadoni? È come Lippi. La serie A? La seguo sui giornali e in televisione. La Juventus? No, non mi sono pentito. Gli scudetti? Mi tengo i miei. Ronaldinho? Nessuna crisi».
Gianluca Zambrotta è uno dei campioni mondiali che ritorna, via Barcellona, in maglia azzurra, semplice e diretto come quando si presentò dalla fidanzata per chiederla in sposa con tanto di fiori, lettera e anello, cose d’altri tempi. Torna e si presenta sulla sinistra dopo il ko di Fabio Grosso: un ritorno lippiano?
«Veramente Donadoni ancora non mi ha detto nulla. E non solo a me. Deciderà all’ultimo momento».
Ma è vero che temete i fischi dell’Olimpico?
«Lì ci sono dei tifosi meravigliosi, non è bastato il Circo Massimo a contenerli tutti nella festa del Mondiale. Come si fa a temerli?».
E i Campioni del mondo fuori dall’Europeo? Non ci ha pensato?
«La classifica fa paura, abbiamo solo un punto dopo due partite e poi ci sono due squadre come Francia e Scozia a punteggio pieno, ma abbiamo grandi possibilità di rifarci. Siamo più in forma e più in palla, e poi adesso nel gruppo ci sono più campioni del mondo».
Che fine avevate fatto?
«Qualcuno era rimasto fuori perché altri erano più in forma, ma vi assicuro che tutti noi, dopo la vittoria nel mondiale, vogliamo vincere qualcosa anche in Europa. Adesso il gruppo si è ristabilito, non qualificarci per l’Europeo è un’ipotesi alla quale preferisco non pensare. Noi vogliamo sei punti».
Donadoni le sembra in difficoltà?
«Abbiamo giocato soltanto due partite, non facciamo drammi, anche se per l’Italia è strano trovarsi in fondo alla classifica. Le pressioni ci sono e le sentiamo, ma Donadoni sta incontrando le medesime difficoltà che ebbe Lippi all’inizio. Non vedo differenze con il passato, è cambiato in parte lo staff, ma schemi e tattiche hanno la medesima intensità di prima. È l’inizio di nuova avventura. Anche Capello al Real Madrid sta incontrando difficoltà, lui poi deve fare i conti con una squadra molto rinnovata, c’è un nuovo presidente, non è facile, ma non è tutta colpa sua. Gli rimproverano di non fare spettacolo, eppure nella Liga è messo bene e in fondo in Champions ha solo perso male a Lione, ma siamo solo all’inizio della stagione».
E lei, a Barcellona, è un pentito?
«No, qui è tutto nuovo, una realtà diversa che sto vivendo con entusiasmo, ma sento la lontananza dal Paese anche se ci sono dei vantaggi, per esempio la difficoltà nella lingua: non leggo i giornali spagnoli, quindi sono più tranquillo e penso soltanto a giocare, anche se quello che arriva dall’Italia dà fastidio».
Si sente sempre tradito dalla Juventus?
«Avevo detto che mi sentivo tradito dai dirigenti della Juventus e avevo detto che se qualcuno aveva sbagliato era giusta la retrocessione in serie B. E rimango di questa opinione, ma non mi sono mai sentito tradito dalla Juventus. Ha tifosi in tutto il mondo, le auguro di tornare subito in serie A».
Dicono che il traditore sia stato lei…
«Mi spiace ma io in sette anni ho dato tutto e gli scudetti che mi hanno tolto li sento ancora miei. Non mi sono pentito di aver lasciato la Juventus, è stata una scelta condivisa e presa a luglio. Non c’erano soltanto il Barcellona e il Milan a cercarmi ma anche Chelsea e Real Madrid. Barcellona è stata la scelta migliore che potessi fare e bisogna rispettarla».
Cosa pensa del deferimento di Collina?
«Intercettazioni, pedinamenti, deferimenti, tribunali, ormai non mi meraviglia più niente, sono successe troppe cose, e non mi va neppure di esprimere giudizi quando sono ancora in corso delle indagini».
Ha ringraziato Ronaldinho per il suo pessimo Mondiale?
«Non ne abbiamo mai parlato. Lui in crisi? Lo vedo allenarsi tutti i giorni e posso assicurarvi che non è vero e non è neppure vero che abbia litigato con Rijkaard. Lui è proprio quello che si vede sul campo e negli spot televisivi, un bravo ragazzo. Ma al Barcellona ci sono tanti campioni, c’è stato un turn over e sono finiti in panchina anche Marquez, Iniesta e Xavi, è successo anche a me, nessuno ha il posto da titolare, ma vi assicuro che tutti abbiamo accettato il turn over di Rjikaard».
Comunque da Torino siete partiti in troppi…
«Ogni tanto tra noi ci sentiamo, ci legano troppi bei momenti, ma non viviamo di ricordi e poi chissà, magari un giorno ritorniamo tutti assieme».