Zamparini attacca poi ci ripensa Galliani: «Lo querelo comunque»

Il presidente rosanero: «L’ad trovato con le mani nella marmellata». Dopo si scusa. Ma da via Turati non perdonano: «Ictus verbale»

A brigante, brigante e mezzo. Dopo Tardelli, sistemato qualche giorno prima con una replica appuntita che lo ha zittito, ieri è stato il giorno di Zamparini. Il Milan è uscito dal fortino di via Turati e ha risposto colpo su colpo anche in questa occasione. Senza lesinare con le munizioni. E alla più grave e fantasiosa delle ricostruzioni sullo scandalo («Galliani trovato con le mani nella marmellata»), ha risposto con una definizione molto forte, «ictus verbale» e la promessa, non la minaccia, di trascinarlo in tribunale. Maurizio Zamparini, presidente del Palermo, vice di Galliani in Lega e da sempre in disaccordo con lui fino a giustificare lo sputo di un tifoso in tribuna a Palermo un anno fa, ha provato a ricucire lo strappo. Ha chiamato due volte negli uffici di via Turati, è riuscito a parlare solo con Ariedo Braida cui ha fornito una versione diversa delle proprie opinioni. E con le agenzie che l’hanno raggiunto, ha tentato di correggere la mira. «Le mie dichiarazioni sono state travisate, Galliani non ha inteso quello che volevo dire, la sua reazione è sproporzionata» la retromarcia di Zamparini. «La tecnica di far seguire alle offese pubbliche le scuse private non paga più» gli ha replicato il dirigente berlusconiano.
Galliani, tra l’altro, ha letto attentamente le frasi contenute nell’intervista lanciata dall’Ansa alle 16.30 di ieri. E sono giudizi sulla sentenza della Caf, previsioni sulla prossima della Corte federale con l’aggiunta di lezioni morali e lo stravolgimento della realtà che non si prestano a equivoci. Il presidente del Palermo ha fatto, in apparenza, il tenero con Fiorentina e Lazio. «Devono restare in A» ha aggiunto, così in Champions può arrivarci il suo Palermo che in campionato si è piazzato ottavo e avrebbe potuto aspirare solo all’intertoto. «In B deve andarci solo la Juve che comandava la cupola» ha aggiunto. E sul Milan ha aggiunto: «Dev’essere contento di come gli è andata. Un conto è trovare un operaio con le mani nella marmellata, un conto è trovarci il presidente della Lega calcio». «Espressioni di inaudita falsità, arbitrarietà e gravità» così viene bollata dal comunicato congiunto tra Milan e Galliani, la gravissima alterazione dei fatti eseguita da Zamparini. Come se, nell’unica intercettazione a carico del vice presidente vicario del Milan, risultassero conversazioni con Bergamo o Pairetto, e non invece, solo ed esclusivamente con Meani, della durata di 1 minuto e 50 secondi. D’altra parte Zamparini è uno dal cuore d’oro. Se vende prima del mondiale Grosso all’Inter facendo fare un affare a Moratti, be’ lui sostiene che Grosso ha avuto fortuna. Ora vuole in A il Milan, la Fiorentina e la Lazio, per guadagnare dal botteghino e dai diritti tv, ma li vuole penalizzati nelle coppe in modo da poter entrare, di straforo, in Champions league. Decideranno i giudici di qualche tribunale civile.
Il duello con Zamparini ha reso effervescente l’ennesimo pomeriggio trascorso dal Milan a preparare il ricorso alla Corte federale. «Io devo dedicarmi a tempo pieno alla difesa del Milan» la dichiarazione di Galliani con cui ha annunciato ad Ariedo Braida della volontà, per la prima volta, in vent’anni di Milan, di disertare il raduno della squadra. Da venerdì si trasferirà a Roma in vista del procedimento che aprirà i battenti sabato mattina. Sarà il dg rossonero a rappresentare ufficialmente il club, con Ancelotti e Maldini al tavolo della conferenza stampa. Il profilo scelto dal dirigente è anche una forma di rispetto nei confronti di Caf e Corte Federale. Allo stesso criterio si è attenuto il legale della società, l’avvocato Leandro Cantamessa, che ha scritto ai tifosi spiegando loro di «nutrire fiducia e attendere con serenità l’esito del processo». L’intervento è diventato una sorta di messaggio riservato ai tifosi che hanno indetto per oggi pomeriggio, a Milano davanti a palazzo Marino, sede del Comune, una manifestazione di protesta. La curva sud, guidata da Giancarlo Capelli, si è schierata contro Palazzi-Rossi e Borrelli, «la vera triade anti-Milan» uno degli striscioni preparati e da esporre in piazza nelle stesse ore in cui a Milanello viene presentata la nuova stagione calcistica.