Zamparini batte Cellino 35 a 26 Hanno fame i mangia allenatori

Rocky, Rambo e Sting. Cellino, Zamparini e Pozzo erano come i personaggi della canzone di Venditti. Malassortiti eppure accomunati quasi dal compiacimento con cui licenziavano gli allenatori. I presidenti di Cagliari e Palermo continuano a mostrare i muscoli ai tecnici, Giampaolo Pozzo a 70 anni si è calmato, nelle ultime 9 stagioni ha cambiato in corsa 3 volte, il totale resta elevato, con 24 allenatori e 28 cambi. Il coetaneo e conterraneo Maurizio Zamparini si gioca il primato con Massimo Cellino (nella foto): prese il Venezia nell’88, il Palermo nel 2002, il totale è di 35 tecnici e 46 cambi. Massimo Ficcadenti è il 26° nel ventennio di proprietà dell’imprenditore del grano, mentre gli avvicendamenti sono a quota 32. Cellino faticherà a raggiungere mister Emmezeta. Stavolta Donadoni non era in sintonia per Suazo, che avrebbe voluto tesserare, al punto che l’altra sera il Catania l’ha contrattualizzato, mentre il boss lo riteneva rotto. L’attaccante honduregno e l’ex ct azzurro hanno lo stesso procuratore, Giovanni Branchini, e Cellino ha frainteso. Avrebbe potuto licenziarlo a maggio, considerata la chiusura negativa (una vittoria, a Genova, in 11 partite), a salvezza però acquisita in fretta.
Tra i mister rossoblù i più umiliati furono quattro: Radice cacciato subito, nel ‘93 dopo il 5-2 di Bergamo. Nell’estate 2002, Sonetti terminò la coppa Italia e venne avvicendato da Ventura. Tre anni più tardi Tesser sollevato dopo la prima giornata; anche il sostituto, Arrigoni, durò giusto una partita. Poco meglio andò a Tabarez, nel ’99. Dopo il nono posto che lo proiettò al Milan, in Sardegna durò appena 4 gare (un punto). Ora è il ct più decisivo al mondo, quarto con l’Uruguay in Sudafrica e primo in Copa America.
Da giovedì sera, quando ha deciso l’esonero, Cellino non parla. Di recente si era confidato con il Giornale. Raccontava orgoglioso i numeri di un nuovo stadio a Elmas, da 23mila posti, vicino all’aeroporto. L’Enac l’ha bloccato. La sua replica: «Sono tornati i viceré, con i diktat ci impongono cosa non fare. Andremo avanti nella legalità».
Avrebbe voluto tenere fermo Allegri per un anno: «Lo lasciai andare al Milan solo per il rapporto buono con Galliani e Berlusconi. I tecnici vogliono pluriennali e poi si liberano gratis, sul prossimo metterò una penale». Ficcadenti firma per una stagione con opzione. «Se esoneri l’allenatore lo devi pagare lo stesso. Quando vanno via loro, manco ti salutano». Su Donadoni. «A novembre 2010 venne al posto di Bisoli, gli feci il biennale. Non sarà il contratto che ci porterà tutti a far bene».
Altri pensieri. «Nel 2005 partii per Miami, non trovai acquirenti per il Cagliari, se non Porcedda, che non offriva garanzie, esattamente come quando prese il Bologna, un anno fa. Il calcio è pieno di personaggi del genere, io posso anche retrocedere, mai però sporcherò il nome di mio padre, di figli e nipoti».
Cellino passò tre giorni in carcere, nel ’94. «Ho patteggiato penalmente 8 mesi. Sono ancora in causa civile, ho vinto tre volte, la controparte ricorre sempre. Ero accusato di avere percepito ingiustamente delle restituzioni sulle esportazioni: per 5 volte fui assolto, quella volta non ce la feci ad andare in tribunale, tra pastifici, il Cagliari e la morte di papà. Ero stanco, patteggiai, me ne pento tutta la vita».
Nel racconto si infervorava. «Documenti alla mano, fu un errore giudiziario, mai rubato nulla. Credo molto in anima e coscienza. Da allora ho avuto molto di più, in amore e denaro».
Voleva acquistare il West Ham. «Anche lì fui infangato. Mi preferirono un compratore che speculava e avviò la società al disastro economico, non avendo poi compiuto l’operazione immobiliare. Il club inglese un anno fa è retrocesso, gli avrei regalato il nuovo impianto. Sognavo la Champions League, spero un giorno di arrivarci con il Cagliari ma è quasi impossibile».