Zamparini colpisce ancora: via Colantuono

Dopo una sola giornata, il patron del Palermo ha già licenziato il tecnico, ultimo di una serie infinita: "Vedendo giocare la squadra mi sono vergognato". Ingaggiato Ballardini

Palermo - Uno, due, cinque, dieci va bene. Ma ventisette no, ventisette allenatori cambiati in vent’anni di generosa e discutibile attività da presidente di calcio, vissuta tra gli stretti margini di Venezia e i progetti ambiziosi di Palermo, sono più di un tic, un riflesso condizionato, una passione smodata. Sono una vera esagerazione in perfetta traiettoria con il suo protagonista: Maurizio Zamparini, 67 anni portati con slancio giovanile, friulane le radici adesso piantate in una magione a Vergiate, provincia di Varese, imprenditore del ramo grande distribuzione, generoso ed esagerato in quasi tutto. Naturalmente nell’amore per il calcio, nella disponibilità a investimenti cospicui che lo rendono a Palermo più amato di Totò Cuffaro “vasa vasa”, nel cambiare centravanti e allenatori come i suoi maglioni gialli, uno più giallo dell’altro, esibiti durante le assidue frequentazioni televisive. Ventisette allenatori reclutati e liquidati in 20 anni non tradiscono solo una singolare bulimia, sono un modo sbrigativo per spiegare al pubblico e alla critica il responsabile numero uno del flop, della classifica deprimente. Se lui vende Toni a Firenze e acquista Caracciolo facendo un buco nell’acqua, la colpa è sempre dell’allenatore che non capisce granché.

A ben scorgere nel chilometrico elenco compaiono infatti figure di professionisti eccellenti, per esempio Alberto Zaccheroni poi giunto alla gloria dello scudetto col Milan, per esempio Cesare Prandelli, osannato tecnico della Fiorentina da Champions, per esempio Gigi Del Neri. «Colantuono mi ha fatto perdere tre volte e per tre volte mi sono vergognato» l’ultima sbrigativa spiegazione apparecchiata ieri da Zamparini per raccontare l’ennesimo giro di valzer, via quel testone di allenatore battuto a Udine alla prima giornata di campionato e dentro Davide Ballardini, uno che sfoggia anche in pieno inverno occhialoni da sole, «sembra Ciccillo ’o schiattamuorte» la battuta feroce di Cellino, presidente del Cagliari, salvato l’anno passato (dalla retrocessione in B) e poi abbandonato. Non avrà scampo nemmeno lui, prima o poi farà la fine di Cerantola, il primo della famosa lista o dello stesso Stefano Colantuono, il ventisettesimo. È vero, l’allenatore di calcio è come il marito cornuto: è sempre l’ultimo a saperlo. Prima di scoprire il clamoroso epilogo alla sua tormentata carriera, Colantuono si era prodotto in un triplo salto mortale. «Sono abituato a Gaucci, resisterò a Zamparini, finirò la stagione, non sono un brocco» le sue intime convinzioni strillate in una intervista alla rosea pubblicata 24 ore prima della mazzata. Ieri ha pensato bene di prodursi in un saggio riserbo.

Zamparini no. Il presidente ha tuonato e spiegato, ha messo in riga il suo ds tenuto all’oscuro («qui pago io e decido io» il cicchetto) e svelato retroscena. «Glielo avevo detto a Udine: fai giocare Bresciano, non Jankovic. Niente, quello non mi ha detto retta» la frase che fa capolino dietro l’esonero. Perché anche lui, l’imprenditore dei supermercati “Emmezeta”, le sue iniziali, Maurizio Zamparini, è convinto di sapere di calcio e di saperne tanto grazie a quel famoso apprendistato, da ragazzo, fatto in un torneo interregionale. «Il suo difetto più evidente è che non vede mai le partite dal vivo, se ne sta davanti alla tv, ha paura di perdere» segnala uno dei 27, scegliete voi l’identità. «Il suo difetto più grave è che ascolta un milione di persone» osserva un altro suo ex collaboratore e tra i tanti ascoltati al telefono, c’è anche il famoso Lucianone Moggi, padrone del calcio-mercato travolto dall’uragano “calciopoli”. «È vero, io sento tutti ma poi decido da solo» replica convinto Zamparini che ha il vezzo di andare in tv. Un tempo frequentatore del salotto di Biscardi, ora predilige quello di Ravezzani, “Lunedì di rigore” ad Antenna 3 e qui ha reclutato uno dei suoi consulenti, un giornalista esperto nel mercato, Luca Cattani, spedendolo in Brasile per acquistare Nilmar, la stellina da offrire alla folla che non osa contestarlo. A Palermo non avevano mai avuto un presidente così generoso: sognano a occhi spalancati persino la Champions league.

Ventisette allenatori senza riuscire a trovare pace, e in particolare senza riuscire a vincere un qualche trofeo da esibire, sono forse un nervo scoperto. «Lui avrebbe bisogno di due allenatori, uno specializzato nella difesa e un altro in attacco, alternandoli in panchina a seconda del risultato ottenuto la domenica prima» scherza Zaccheroni. Avesse avuto l’idea geniale?