Zangrillo, il primario marine che argina le sfuriate del Cav

Con quella faccia un po’ così (e quando si dice il caso, lui è nato proprio a Genova!), dalla mascella volitiva, per non parlare del fisico stagno e della statura quasi da pivot, o ancora per via di quella zazzera sale e pepe perfettamente rasata a spazzola... Beh, considerato tutto questo, anziché in camice bianco e zoccoli di gomma il professor Alberto Zangrillo, 51 anni, direttore dell’unità operativa di Anestesia e Rianimazione all’ospedale San Raffaele di Milano, nonché medico personale e di (assoluta) fiducia di Silvio Berlusconi, farebbe la sua figura anche in divisa mimetica e scarponi gialli da Desert Storm. Tanto da poter essere scambiato per un generale dei marines, riuscita via di mezzo tra un roccioso Norman Schwarzkopf e un machiavellico David Petraeus.
Ma poi, a ben guardare, la similitudine si esaurisce lì, nell’abito, che com’è noto non fa il monaco e tanto meno il generale. A tradirlo, a rendere ben poco marziale questo marito e papà di tre figli, è infatti il suo sorriso largo, cordiale, inequivocabilmente e contagiosamente italiano. Incrinato, a tratti, soltanto da quell’inguaribile saudade per la Lanterna e la vecia ’Zena di cui si ammalano fin dal primo giorno di «esilio» in terra foresta tutti i genovesi costretti a vivere per causa di lavoro in un leopardiano «altrove». Dove finiscono così per cercarsi, rincorrersi e riunirsi in impenetrabili confraternite. Peggio, poi, se «apolidi» a Milano, città geograficamente vicina, ma metafisicamente così lontana. Tanto dal profumo di focaccia dei vicoli, quanto dagli indolenti gatti di Boccadasse.
Medico di fiducia, in realtà, è dire poco. Perché del Cavaliere, il professor Zangrillo è piuttosto da anni l’ombra fedele e amica, discreta e premurosa. Succede ovunque nel mondo, dove lo segue in ogni viaggio, sullo stesso aereo, condividendo con il premier l’effetto jet leg, le infinite ore di volo e le chiacchiere che servono ad «ammazzarle». Chiacchiere che decollano spesso dalla politica, finendo però poi per atterrare puntualmente sul calcio (Zangrillo, tradendo almeno su quel fronte il presidente rossonero, tifa orgogliosamente Genoa). E la sua premurosa vicinanza prosegue in Italia, dove il First Doctor sale abitualmente sulla terza macchina che compone il corteo del presidente del Consiglio.
Tre sere fa era accanto a lui anche a Milano, in piazza del Duomo. Preoccupato dapprima per quella focosa enfasi sfogata da Berlusconi contro i disturbatori, enfasi che a quel paziente sempre dimentico degli anni sembrava gonfiare le coronarie, oltre che il doppiopetto grigio (perdipiù senza cappotto, diavolo d’un uomo!). E seriamente spaventato, poi, da quella maschera di sangue in cui, in una frazione di secondo, aveva visto trasformato il volto del Cavaliere, sfuggito per l’ennesima volta allo scudo protettivo della scorta per seguire quella sua irrefrenabile e indisciplinata voglia di bagno di folla.
Indisciplina alla quale il presidente Berlusconi non riesce sempre a resistere nemmeno quando diventa il paziente Berlusconi. Chiaro che lui, Zangrillo, di queste cose in pubblico non parli. Ovvia questione di deontologia, prima ancora che di privacy. E se una volta lo ha fatto, come è successo di recente in Rai, in una delle interviste sottovoce di Gigi Marzullo (conclusasi con la scelta della canzone del cuore, Una storia sbagliata, neanche a chiederlo di Fabrizio De Andrè) è stato per certificare che invece il suo illustre assistito «è un potenziale paziente modello, diligente, anche se forse non è mai stato malato». Sincero fino in fondo? Lui si è fermato lì, senza però specificare che cosa volesse intendere con quel «potenziale».
Altri, bene informati, fedelissimi dell’entourage, ma resi più leggeri dall’assenza di un vincolo deontologico, raccontano - in fondo è solo un peccato veniale! - una storia un po’ diversa. Ma che riguardando il premier, non riesce a stupire. Raccontano infatti di ripetute seppur rispettose tenzoni tra il medico e un Cavaliere riottoso - le voci dal sen fuggite lo definiscono «paziente ingovernabile» - che per combattere ricorrenti dolori cervicali chiede il ricorso al cortisone. Particolare che aveva peraltro reso pubblico lo stesso Berlusconi, proprio quest’anno, un po’ guascone e un po' gigione, all’assemblea dei giovani di Confindustria a Santa Margherita Ligure. Guardandosi però dal rivelare (è il seguito del medesimo gossip) di aver scoperto che Zangrillo, in luogo del risolutivo ma pesante farmaco, gli aveva più volte saggiamente somministrato un placebo. Facendolo infuriare, ma al massimo come può succedere a lui. Sembra quasi di sentirlo: «Cribbio, dottore, mi consenta».