LO ZAPATERO ALLA BOLOGNESE

Lo Zapatero alla bolognese ha già cominciato a far danni. Ancora non si sa se e quando entrerà a Palazzo Chigi, e in compenso è già riuscito, nell'ordine, a: aprire ai terroristi di Hamas, fare retromarcia, dare un'intervista ad Al Jazeera, smentirla, dire, contraddire, mettere in imbarazzo Israele, mettere in imbarazzo l'Europa, beffare l'Onu, dare un annuncio sull'Irak e farsi censurare due minuti dopo dai suoi alleati. Come inizio, se è un inizio, niente male. Mancano solo una dichiarazione di guerra a San Marino e la nomina di Luxuria come ambasciatore in Vaticano e poi lo show sarebbe completo. Il mondo attonito al nunzio sta. E chiede: ma siamo su scherzi a parte?
L'esordio in politica estera del Professore, in effetti, è degno del nome con cui l'avevano ribattezzato a Bruxelles: gaffeur. Pronti via, anzi: ancor prima del via, ecco una bella intervista ad Al Jazeera con strizzatina d'occhio ad Hamas, che formalmente ringrazia. Non è il massimo pochi giorni dopo che l'Onu e l'Europa hanno deciso la linea dura contro il governo dei terroristi. Ma non era proprio Prodi quello che voleva spiegare al mondo come si rispetta l'Onu? Non era lui che voleva dare lezioni di europeismo? Invece: prima uscita, primo pasticcio. E lo statista al lambrusco deve innestare la marcia indietro.
Alla fine chi ci va di mezzo è il solito giornalista. Anzi, peggio: il traduttore di Al Jazeera. Ma sì, in fondo si sa: chi traduce, tradisce. E via verso la prossima lasagna diplomatica, impresentabile e inevitabile come una donazione (esentasse) ai figli. L'Irak, del resto, aspetta al varco: in effetti, anche su questo tema il Professore è già riuscito in poche ore a dare un annuncio e a farsi smentire dalla sua coalizione. «Il ritiro? Sentiremo il governo di Bagdad», dice lui. Non sentiremo proprio nessuno, ribattono i Comunisti italiani. E aggiungono: «L'unica cosa che possiamo finanziare è la benzina per riportare a casa le truppe».
Povero Mortadellero, piccolo Zapatero al sapor d'insaccato: alla fine quello senza benzina rischia di rimanere proprio lui. Per cinque anni da sinistra hanno sorriso di fronte alla politica diplomatica delle pacche sulle spalle, inaugurata da Berlusconi. Ma se questo è l'inizio, Prodi in giro per il mondo inaugurerà la politica delle pacche sul sedere. Nel senso che lo prenderanno a sberle. È vero che lui un po' c'è abituato: quando finì il mandato alla Commissione europea, il Financial Times lo definì «scarso», Echos «incapace» e Libération scrisse: «Il peggior presidente mai avuto dall'Ue». La differenza è che allora la figura del salame la faceva solo lui. Ora invece, se diventa premier, tutta l'Italia.
Guardiamo ai fatti: Zapatero, se non altro, ha seguito una linea precisa. Ed è andato avanti. Prodi, invece, in quanto Zapatero alla bolognese, riesce al massimo a seguire la linea del tortellino, che com'è noto s'arrotola su se stesso. E poi finisce in pentola. Bollito in men che non si dica. Infatti: appena apre bocca lo costringono a cambiare idea. Se idea non pare, date le circostanze, un’espressione troppo forte.
Lui dice che è sereno. Si fa riprendere dalle Tv in tuta, mens vana in corpore sano, e sorride. Ma che avrà da sorridere? Doveva essere la serietà al governo: non è ancora al governo e già è sparita la serietà. Anzi, si copre di ridicolo. E proprio in politica estera, dove dovrebbe avere massimo scrupolo e somma attenzione. Che cosa succederà quando si passerà a Pacs, tasse e altre amenità di casa nostra? Fa persino un po' paura pensarci. Perché rivengono in mente i discorsi del Professore in campagna elettorale. Diceva: o faccio il presidente del Consiglio o niente. C'è il rischio che riesca a fare benissimo tutte e due.