GLI ZAPATERO DI CASA NOSTRA

C’è chi già li chiama «Zapateros de noantri». Naturalmente il vero Zapatero non è affatto come los Zapateros de noantri credono: quello di Madrid è un tipo che fa il moderno sui giornali per stare in linea con Almodóvar ma che quando i clandestini si affacciano dallo stretto di Gibilterra gli fa trovare le truppe. Quelli de noantros, sono caserecci come la porchetta al rosmarino e fanno fare al loro Paese figure barbine mentre già si lanciano coltelli preventivamente immersi nell’amatriciana, un sugo che è una bandiera.
Proviamo dunque a buttare giù sulla carta dell’osteria la lista della spesa dell’Unione. Che troviamo? I rifondaroli contestano la parata di oggi e urlano che Bertinotti sarà lì col solo corpo, in quanto lo spirito sarà con i compagni alla manifestazione pacifista. Di qui il calcio di rigore di Federico Orlando dal giornale Europa, il quale paragona i rifondaroli con i Borghezio e i Bossi prima maniera. I Comunisti italiani intanto mollano un altro pedatone ai bertinottiani per sentirsi rispondere «Zitti voi che già una volta avete mandato i bombardieri a massacrare Belgrado». Un idillio tra falci e martelli.
Poi c’è Mastella, che è uno statista. Per di più, spiritoso. Ieri a Bruxelles ha fatto scompisciare tutti dalle risa: ha detto che il tempo non è clemente mentre lui sì, è Clemente Mastella. Quando tutti si sono ripresi boccheggiando, lui con le lacrime agli occhi ha chiesto scusa alla vedova del commissario Calabresi dando implicitamente dello sconsiderato al Capo dello Stato perché quello, nella fretta di graziare Bompressi oggi e Sofri domani, si era dimenticato di avvertirla che gli assassini di suo marito tornano in società.
Un passo più in là, l’Europa litiga con il ministro della Ricerca Fabio Mussi il quale, senza consultarsi con nessuno, si è rimangiato la politica italiana in Europa sulle staminali, cosa che ha spinto Francesco Rutelli a brandire per la coda il pesce del suo barile menando fendenti obliqui, tipici appunto del pesce in barile, all'indirizzo di Mussi, ciò che ha provocato un attacco di sarcasmo asmatico a Boselli che si massacrava le mani con la rosa nel pugno, che ha notoriamente più spine che petali e voti.
E Agnoletto? Bravi: Agnoletto ha già attuato la propria politica sulla Tav dichiarando che se ne infischia altamente di quello che può pensare Prodi sulla vicenda. Quindi ha attaccato i colleghi europei dell’Ulivo accusandoli di aver difeso la «Coordinatrice europea del corridoio 5» (la linea Torino Lione) Loyola de Palacio, cosa che ci ha messo di nuovo in una situazione del cavolo con l’Europa.
L’Italia e l’Europa è stato quindi il tema che per poco non ha fatto strozzare Tony Blair mentre ieri prendeva il tè con Prodi, quando si è sentito annunciare in anglo-bolognese che l’Italia intende rientrare nel grande gioco europeo. Blair ha pensato che il grande spiritista intendesse parlare del calcio italiano nei mondiali. Ma quando gli hanno tradotto il vero pensiero del suo interlocutore («The big European Game») è avvenuto l’incidente del tè nel naso.
Così, maggioranza e governo fanno a meno del Parlamento e governano per peristalsi attraverso contrazioni e rilasci di decisioni antagoniste su tutto: la pace e la guerra, il bene e il male, la ricerca e l’occultamento scientifico, i treni veloci e quelli a pedali, nel più allegro disprezzo per la democrazia. D’altra parte, con quel po’ po’ di voto popolare che hanno raccattato ad aprile, non c’è che dire: se lo possono permettere.
p.guzzanti@mclink.it