Gli Zappa boys ricordano il grande papà

Luca Testoni

Anche a osservarlo in prospettiva storica, Frank Zappa si erge come un geniale visionario. Uno dei grandi e influenti «isolati» del Novecento americano. Uno di quelli dai pensieri più forti, che ha spostato l'asse di rotazione della musica, nella sua accezione più ampia, anche se non ce ne siamo subito accorti.
Poliedrico e inafferrabile cantante-chitarrista, Frank Zappa divenne noto con il suo gruppo, The Mothers of Invention, nel 1966, grazie all'incisione del doppio Freak out: quel disco fece scalpore non solo perché era il primo album concept della storia del rock, ma anche per i testi e la parodia dissacrante del rock di quegli anni.
In seguito, il musicista-compositore californiano intraprese la carriera solista, sfornando più di 60 produzioni eterogenee contraddistinte da un forte senso dello humour e da una critica a tutto campo contro l'ordine costituito, l'industria della musica e i politici.
Una selezione della produzione sterminata dell'irriverente «maestro», oriundo greco-siciliano, viene (ri)proposta all'interno del Tour de Frank ideato dai figli Ahmet e Dweezil Zappa, questa sera di passaggio al MazdaPalace di Lampugnano.
Ahmet e Dweezil, che dal vulcanico papà hanno ereditato l'amore per la musica, hanno riunito per l'occasione alcuni zappiani doc (il virtuoso della chitarra Steve Vai, il batterista Terry Bozzio e il cantante Napoleon Murphy Brock), oltre a un manipolo di giovani musicisti, per dare vita a una retrospettiva-omaggio dal vivo nello spirito del suo autore.