«Zar Vladimir punta al modello ayatollah»

Lo scrittore Shenderovic: «Putin guarda a Teheran, dove il leader supremo non è il presidente»

dal nostro inviato

a Mosca

Poco importa il risultato delle elezioni, Vladimir Putin il suo clan sono finiti in un labirinto da cui non sanno più come uscire. Ne è convinto Viktor Shenderovic, uno degli scrittori più amati dai russi, noto per le sue posizioni liberali. Questo week-end partecipa al Festival della modernità organizzato a Milano dall’Università internazionale del secondo rinascimento. Prima di imbarcarsi sull’aereo per l’Italia ha concesso questa intervista al Giornale.
Putin sembra imbattibile; lo è davvero?
«No, in realtà il regime ha paura, perché si avvicinano le elezioni di marzo e non sa come conservare il potere. Il sistema è verticale con Putin unico garante della stabilità e dell’equilibrio tra i clan, che però non sono più uniti e sono in guerra tra loro».
Una soluzione esiste: Putin premier e Zubkov presidente compiacente...
«Non è detto. E se poi Zubkov ci prende gusto? Chi assicura che non abbia interessi personali e di clan da difendere? Putin è diffidente, non vuole rischiare...».
E allora?
«Potrebbe cambiare la Costituzione e restare presidente, ma verrebbe cacciato dal G8, rompendo con l’Occidente. Siccome il regime ha ammassato tutte le ricchezze all’estero non può proprio permetterselo. Ma c’è una terza ipotesi».
Quale?
«Il modello ayatollah: nomina a leader supremo della Nazione, come accade a Teheran dove la Guida Suprema Ali Khamenei conta più del presidente Ahmadinejad, ma questo scenario è pericoloso perché in questa posizione Putin non controllerebbe i servizi, la televisione, i procuratori. E siccome c’è molta gente che lo odia, basterebbe una campagna televisiva ben orchestrata per screditarlo e toglierlo di mezzo».
Come finirà?
«Nemmeno Putin lo sa e infatti porta avanti tutte e tre le soluzioni. Di certo è molto nervoso e questo spiega il giro di vite».
In Russia rischia di tornare la dittatura?
«No, perché manca l’ideologia, piuttosto assomiglia sempre di più a un regime autoritario sudamericano, dove si può arrestare la gente senza motivo».
Come è accaduto a Garry Kasparov e, brevemente, anche a lei?
«Garry e io siamo conosciuti e dunque con noi non osano superare certi limiti. Ma oggi migliaia di persone vengono perseguitate, soprattutto in provincia. Alcune vengono uccise, altre picchiate brutalmente, persino qui a Mosca hanno spaccato la testa a un ragazzo di 22 anni. Il regime può far sparire chi vuole, come avveniva in Argentina o in Cile».
Una situazione senza speranza?
«Putin dice che va tutto bene, ma milioni di persone vivono in povertà e la corruzione dilaga. Il regime è in crisi e prima o poi qualche evento, forse un errore, lo farà cadere. E allora personaggi come Kasparov, Limonov, Kasyanov potranno giocare un ruolo importante».
Ma le forze dell’ordine sono con il regime...
«L’Fsb sì, ma gli altri no. Quando parli con gli agenti, anche quelli che hanno fermato me e Kasparov, scopri che non ne possono più. Loro non muoveranno un dito per salvare Putin».