Zara attacca gli industriali: «Rapporti barbari»

La flemma che lo contraddistingue nelle situazioni più critiche è sparita. Stefano Zara ex numero uno degli Industriali genovesi non sta zitto. Non glissa. Non gli va giù - come ha lasciato di stucco altri - la sua esclusione dalla terna di saggi che dove selezionare il nome del prossimo presidente degli Industriali per presentarlo prima in giunta e poi in assemblea. Il motivo non regge. Zara, secondo quanto dichiarato dai vertici dell’associazione, non avrebbe i requisiti per far parte del trio, cioè gli mancherebbe la delega operativa di un’azienda. Non conta né la sua professionalità né il fatto che sia membro di importanti e numerosi consigli di amministrazione. Lo sfogo di Zara, il giorno dopo l’esclusione, è affidato a una lettera aperta rovente. Dopo precisi riferimenti allo Statuto Zara conclude che «la mia esclusione è un vero e proprio arbitrio».
«Le circostanze in cui l'esclusione è intervenuta sono a dir poco sorprendenti - continua Zara -. Infatti il sottoscritto è sempre stato invitato, anche nell'occasione delle riunioni dell'11 c.m., agli incontri in Giunta e di Consiglio esecutivo dai quali avrebbe eventualmente dovuto essere escluso già da tempo in forza dello Statuto e delle sue peregrine interpretazioni. Il problema è stato sollevato, invece e soltanto, al momento della apertura della procedura per la costituzione della Commissione di designazione dei saggi. Avvertito per tempo sarebbe stato possibile, se del caso, essere nominato come rappresentante associativo da una delle numerose Società iscritte a Confindustria di cui sono consigliere di Amministrazione o da altre». «Ècerto che nulla di quanto sopra esposto è attribuibile alla responsabilità dell'attuale Presidente per il quale manifesto apprezzamento e stima».
Poi l’affondo. «Conclusione: alla luce dei fatti si deve ritenere che la mia esclusione sia attribuibile al desiderio di disporre di maggiori margini di manovra nella designazione del/i candidato/i alla Presidenza evidentemente nel ricordo delle molte tensioni che già avevano caratterizzato la precedente esperienza. Prendo atto con disappunto e amarezza dell'imbarbarimento dei rapporti associativi, di certo non uno dei migliori viatici per la nuova Presidenza».