Zara, basta una voce e l’Unione scopre di non essere unita

Quelli che l’Ulivo è una garanzia: dicevano d’essere già sicuri di vincere, «con una come lei, Supermarta, che se li mangia tutti alle primarie di febbraio e, poi, alle amministrative di maggio. E diventa la prima “sindaca“ di Genova». Quelli che hanno brindato a Natale. Gli stessi di prima. Dicendo che «non c’è partita, con una come lei che dà l’addio all’Europa per farci felici in nome della discontinuità». Sì, sempre loro. Quelli che hanno stritolato le ambizioni del compagno Mario Margini. In nome della gratitudine. Sempre gli stessi. Quelli che, però, gli è andato di traverso il panettone quando hanno sentito qualcuno (mica uno qualunque, Riccardo Garrone) che proponeva la candidatura di Stefano Zara, ulivista della prima ora, chiamato a suo tempo proprio dall’Ulivo per togliere le castagne dal fuoco nelle suppletive del collegio 10 della Camera e poi, cortesemente come con Margini - «tante grazie, ora togli il disturbo» -, rimandato ai confini della scena politica. (...)