Zara dice sì ai Pacs: «Coerenti col Vangelo»

Sembra grossa persino a lui: «E così stasera mi son giocato i voti dei cattolici» confida subito dopo. Epperò ormai è fatta, Stefano Zara il cattolico praticante che dice «non si è mai abbastanza cattolici né abbastanza praticanti», si è schierato: sì ai Pacs, ebbene sì, «anche per le unioni omosessuali». Perché «lo Stato deve essere laico, e lasciare più spazio per chi ha sentimenti religiosi non solo cattolici». E perché «la soluzione dei Pacs è un atto d’amore perfettamente coerente con il Vangelo».
La sala gremita applaude, ma non vale perché qui, stasera, ad ascoltare l’intervista pubblica con cui Zara ha scelto di chiudere la sua campagna per le primarie, ci sono solo i suoi sostenitori, e la pensano tutti come lui. È là fuori, che bisogna pescare i voti, quelli che oggi diranno chi andrà a battersi per la conquista di Tursi. Lui ha scelto cinque giornaliste per il terzo grado finale, perché voleva dare un segnale, agli elettori e a Marta Vincenzi la sua principale avversaria che tanto punta sulla presenza femminile in politica e nelle istituziooni: «Se diventerò sindaco in giunta metterò quante più donne possibili. Oggi sono 2 su 14 e questa è follia, è lo spreco di un potenziale di intelligenza». Di più: come vicesindaco Stefano Zara vorrebbe Roberta Pinotti, deputata Ds e attuale presidente della Commissione Difesa alla Camera: «Eravamo la coppia più bella di Montecitorio, grazie a lei». Quanto al resto della squadra, Zara dall’alto dei suoi 69 anni vuol abbassare l’età media, oggi a quota 55 anni, vuol ridurre il numero degli assessori, «questione di dare un’indicazione di ordine etico», e poi per favore la competenza, «gli incompetenti non ce li possiamo permettere». Non fosse altro che c’è molto da fare, dalla battaglia che dovrà essere campale sul Terzo Valico perché «o si fa o Genova muore» alla rivoluzione del trasporto pubblico locale, e se non si riesce a farlo funzionare in orizzontale proviamo in verticale, ascensori e funicolari, e ancora dalla sicurezza, Zara punta sul modello-Cofferati del «più regole e più severità nel farle rispettare», al lavoro, che si chiama terziario e anche industria, non più siderurgica ma hi-tech, «e chissà che non riusciamo a invertire la tandenza e far sì che siano i milanesi a venire a lavorare qui, e non più viceversa». Spetta al Comune, avverte Zara, fare da motore allo sviluppo, e a proposito, spiazza e affonda: «Serve un intervento diretto sulla Banca locale (Carige, ndr), che non è una banchetta, e che oggi è più orientata su investimenti immobiliari che a sostenere nuova impresa».
Dice Zara che «non considero l’ipotesi di perdere le primarie». Comunque andrà però «non ho alcuna intenzione di fare una mia lista, né dentro né fuori dall’Unione». Se sarà SuperMarta a vincere lui la sosterrà, giura, ma un paio di volte l’azzanna, «pensava di poter fare la candidata unica alle primarie» e «teme gli infiltrati di destra o di sinistra? Mi pare un’idea datata, da vento dell’Est: gli elettori non sono un parco buoi da manovrare». Lui, ha messo il suo point elettorale là dove anticamente stava un ciabattino. Che voglia farle le ciabatte, pardon le scarpe? Ride: «È per dare lustro a questa città».