Zara: «Entro nella Margherita per fare gol ai rutelliani»

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Paola Setti

Per la serie «chi mi ama mi segua e fu così che me ne andai da solo». Stefano Zara, l’ex presidente degli industriali di Genova, ulivista convinto e quindi prodiano di ferro, conquistatore del Collegio 10 alla Camera, da due giorni approdato dal gruppo Misto a quello della Margherita, la mette così. La verità è che «ero andato nel Misto sperando fossero gli altri a raggiungere me, per costituire il partito unico dell’Ulivo». Macché: i rutelliani hanno detto picche, i Ds da soli con Romano Prodi il partito unico alla fine non l’hanno fatto «e io stavo diventando un reperto archeologico, lì da solo nel Misto». I rutelliani che in Liguria temono di perdere il posto nella corsa al Parlamento si rilassino ma non troppo: Zara ha messo per iscritto che non cercherà di accaparrarsi Collegi, epperò nella Margherita non starà con le mani in mano, che entra per rafforzare la sponda prodiana.
Zara agente all’Avana.
«Preferisco usare la definizione di Prodi: mezzala. Dice che la coalizione ha bisogno di gente che presidia la sua area di campo e lavora per la squadra. Io entro nella Margherita per rafforzare la linea ulivista e prodiana».
Gliel’ha chiesto Prodi.
«Dopo le vicende della lista unica, nel Misto ero rimasto da solo con il simbolo dell’Ulivo. E io che pensavo di fare da avamposto».
Non l’ha raggiunta nessuno.
«Così ho domandato a Prodi come potessi essere più utile e lui ha suggerito il mio inserimento nella Margherita».
I rutelliani non hanno gradito granché.
«Io non entro nei giochi di corrente, infatti non mi sono iscritto al partito».
Niente tessere.
«A 67 anni non ha più senso. La sola tessera che prenderò sarà quella del partito dell’Ulivo».
Fra dieci anni saranno 77...
«Il partito dell’Ulivo è solo congelato, non tramontato».
Lo ammetta, è una mossa preelettorale.
«Mi dia il numero di fax, le mando la lettera che ho scritto ai i segretari liguri del centrosinistra».
Cosa c’è scritto?
«Gliela leggo: tengo a fare presente che questa scelta nulla ha a che vedere con le negoziazioni in corso relative all’individuazione dei candidati alle prossime elezioni».
Fece il prezioso anche alle suppletive, poi si prese il Collegio 10.
«Continuo a leggere: i partiti della coalizione hanno chiesto che mi candidassi al Collegio 10. Sottolineo che non sono stato io ad avanzare la candidatura. Tanto meno lo farò per le prossime elezioni. Se sarò ancora utile e mi si chiederà disponibilità, mi riservo di pensarci».
C’è chi pagherebbe oro e lei si riserva di pensarci.
«Non nascondo che sarebbe una bella sfida se si candidasse Sandro Biasotti».
Zara, vuol fare il sindaco?
«Non sono della partita, lo giuro»
Si diverte in Parlamento?
«Non è esaltante. Mi hanno spiegato che a fine legislatura l’ultima preoccupazione è quella di fare cose significative, così l’assenteismo è visibile e l’attività è scarsa sia qualitativamente sia quantitativamente».
Poi nel Misto chissà che noia.
«A volte ti trovi a votare 200 emendamenti che non hai avuto il tempo di leggere».
Frustrazione da pulsante.
«Però mi riprendo nella Commissione attività produttive di cui faccio parte, sono appassionato alla materia».
E poi nella Margherita sarà tutto diverso.
«Lì potrò fare più politica».
Scriverà il programma dell’Ulivo.
«Sto già dando una mano, mi occupo di porti, logistica, shipping. Ho appena depositato una riforma della legge 84 sui porti».
Zara, lei è genoano?
«Sì e soffro molto».
Dica qualcosa di rossoblu
«Questo è il momento dell’unità, non delle divisioni».
Questo è un appello ulivista.
«Vale anche per il Genoa: la città deve sostenerlo unita e anche i sampdoriani dovrebbero smetterla con gli sfottò. Non nascondo che se va avanti così, con le divisioni, io ci metterò una pietra sopra».
Sul Genoa o sul calcio?
«Il Genoa e il calcio per me sono la stessa cosa».