Zara mette radici nella Margherita e scuote l’Ulivo

Il vincitore del Collegio 10 sceglie il partito di Rutelli e finisce nel mirino degli aspiranti candidati

Paola Setti

Chi dice che s’è travestito da petalo solo per rinforzare le radici della Quercia. Chi erige staccionate all’urlo di «la Margherita non si farà cogliere così». Chi sembra non aspettasse altro. Stefano Zara lascia il gruppo Misto della Camera per passare alla Margherita e all’interno del partito in Liguria si prepara lo scontro sui collegi in vista delle elezioni politiche del 2006. Perché l’ex presidente degli industriali vincitore nel collegio 10 alle scorse suppletive con l’Ulivo è un prodiano doc. Perché, al solito, ci sono più aspiranti candidati che collegi da spartirsi. E perché il suo ruolo alle politiche resta un’incognita, visto che l’operazione Zara è passata sopra alle teste dei liguri, tutta decisa a livello nazionale. Tanto più che alla minoranza prodiana, così dicono gli accordi nazionali, in Liguria spetta un collegio sicuro su tre, ma il 10 non lo è.
È l’imprevedibilità dei giochi futuri a preoccupare. Soprattutto da quando la minoranza prodiana dell’ex presidente della Regione Giancarlo Mori ha iniziato a preferire il dialogo allo scontro con la maggioranza rutelliana del segretario Rosario Monteleone. Creando qualche disagio alla parte dei rutelliani che fa capo a Romolo Benvenuto l’aspirante deputato e Massimiliano Costa il vicepresidente della Regione, artefici della vittoria di Monteleone all’ultimo congresso. Così. Capita che stia scritto anche sul sito Internet della Camera, che «dal 27 luglio» Zara aderisce alla Margherita ma che Benvenuto e Costa non ne sapessero nulla. La reazione dei loro fedelissimi è acida: «Evidentemente Zara ha capito che gli orfani in politica non vanno da nessuna parte». Il collegio? È chiaro che dovrà restare al 10, scandiscono, blindato o non blindato: «È lì che ha vinto, è lì che deve tornare a combattere». Sullo sfondo la partita per l’ambìto collegio Centro-Valbisagno che oggi è di Nando Dalla Chiesa e che domani potrebbe andare a Benvenuto, ma in corsa c’è anche Beppe Fioroni.
Chi invece dell’ingresso di Zara sapeva tutto è Monteleone. Il segretario si dice molto soddisfatto, giura di non intravvedere tensioni all’orizzonte e sfodera il buon umore della campagna acquisti azzeccata: «Se tutte le preoccupazioni fossero come quelle che ci può dare Zara sarei felice». I prodiani gongolano: «Zara alza il livello del partito». Svelano che «Pierluigi Castagnetti si aspettava l’adesione di Zara fin da subito, ma lui optò per il Misto per non rompere l’armonia del centrosinistra». Infine rassicurano: «Zara resterà al 10, è vincendo le battaglie difficili che si vincono le elezioni», ma mettono le mani avanti: «Zara non è facilmente etichettabile, per lui non può valere la distinzione fra rutelliani e prodiani».
Se sarà un pasticciaccio brutto lo diranno i prossimi mesi. Intanto però c’è qualcosa che non quadra: i Ds non sono affatto turbati della scelta di Zara. Anzi. Rivendicano una «sottile operazione per occupare anche gli spazi dei moderati». Vai a sapere se non abbia a che fare con questo, e con i giochi interni alla Margherita, l’infuriata lavata di capo alla gestione Monteleone da parte del presidente della Provincia Alessandro Repetto e di un gruppo di iscritti guidati da Benvenuto. In una lettera infuocata dicono che il partito è prigioniero dei personalismi, «più impegnato nella spartizione dei posti più che nella elaborazione di proposte di governo, nella sterile polemica più che nella rappresentanza ai tanti che la chiedono, nella raccolta delle tessere più che nelle idee». Il tutto, appunto, con il rischio «di lasciare campo libero agli alleati più forti». Che sono i Ds.