Zara terzo incomodo alle primarie dell’Unione

L’obiettivo dichiarato è quello di garantire il 4 febbraio «consultazioni vere, non autoreferenziate nell’ambito del centrosinistra»

Sono tanti, nel centrosinistra, quelli che ieri ci sono rimasti male: alcuni si erano illusi che Stefano Zara, già presidente degli industriali e deputato dell’Ulivo richiamato in panchina dopo 18 mesi di onorato servizio, prendesse il coraggio a due mani per annunciare: «Salto le primarie e mi candido a fare il sindaco a capo di una lista civica». Altri, sempre nel campo minato dell’Unione, confidavano l’esatto contrario: che Zara non si mettesse in corsa nemmeno per le primarie, considerandolo un avversario di tutto rispetto, e - anche per via dei suoi sponsor, Riccardo Garrone, Raimondo Ricci, il sindaco Giuseppe Pericu, Carlo Rognoni e Roberto Speciale - in grado di scompigliare le carte della candidatura ufficiale di Marta Vincenzi, voluta dalla maggioranza ma benvoluta da nessuno. Zara, invece, ha scelto la terza via: «Mi candido alle primarie, poi accetto il verdetto dei cittadini, qualunque sia il risultato». Anche a costo di dover poi appoggiare l’odio di classe resuscitato da Edoardo Sanguineti, candidato alle primarie dalla sinistra radicale? Pronta la risposta dell’ex parlamentare, tuttora tra i fautori più entusiasti del Partito democratico: «Da Sanguineti mi separa una distanza siderale. Le sue esternazioni non sono libertà poetiche, metafore, allegorie. Basta conoscere la sua opera per capire che sono coerenti con la sua visione del mondo, con il suo pensiero». Disposto, allora, Zara a sposare almeno il programma dell’Ulivo? Altrettanto pronta (e al veleno) la replica: «Ma quale programma? Io mi candido proprio perché non c’è una bozza di programma nei discorsi dei sue candidati del centrosinistra».
Lui, invece, il programma ce l’ha bell’e pronto, organico, particolareggiato. Fin troppo particolareggiato, visto che è un vero e proprio programma di legislatura, da sindaco in carica, più che da semplice candidato, stile: «Adesso vi faccio vedere io come si fa, poi ritorno a coltivare il campicello». Ecco le linee guida: Terzo valico «da dove l’abbiamo lasciato, e non ricominciando tutto dall’inizio», termovalorizzatore «senza mettere in discussione le scelte già operate», diritti dei cittadini «nella consapevolezza che l’appartenenza alla comunità comporta anche dei doveri», snellimento della macchina amministrativa «con consistente riduzione del numero di assessori», piena attuazione del piano regolatore portuale prima ancora di perdersi a discutere del futuribile, bellissimo water front. Temi messi neo su bianco da Zara, sui quali l’adesione della sinistra di lotta e di governo, dei Verdi, ma anche di Marta Vincenzi potrebbe essere, come dire?, in discussione. In questo senso il 4 febbraio, la data delle primarie dell’Unione, sarà decisivo. Anche per il dopo, sembra di capire. Se Zara dovesse uscire sconfitto dai numeri, ma con una significativa percentuale di consensi, a poche incollature da Supermarta, si aprirebbero le porte per un’eventuale riproposta di lista civica, che poi è il vero obiettivo di Garrone e soci, prontissimi a insistere fino all’ultimo per portare l’ex presidente degli industriali a Palazzo Tursi.
Bisogna aspettare. Intanto Zara, ulivista della prima ora, fa opera di trasparenza - anche materialmente: si presenta al proscenio in un locale delimitato da pareti di cristallo che danno direttamente in Galleria Mazzini -, spiega che non ce l’ha con nessuno - «ho grande rispetto per Sanguineti, e non farei mai la guerra alla Vincenzi» - e chiede ai partiti di centrosinistra la condivisione sui punti fondamentali del suo programma, altrimenti non gioca più. È l’«altissima pressione» ricevuta in questi giorni da numerosi cittadini che l’ha spinto «a prendere posizione. Non sarei qui se non avessi rilevato gravi deficit nell'impostazione delle primarie, diventate un confronto fra partiti chiusi nell'autoreferenzialità». E allora, aggiunge Zara - è indispensabile «trasformare le primarie chiuse in primarie aperte». Il commento di Sanguineti è conciliante: «Zara non è un nemico di classe, nessuna meraviglia che si dichiari distante dalle miei posizioni, ma se fosse scelto come candidato sindaco lo voterei, e lui voterebbe me». Chissà se la pensano così anche i suoi elettori. La candidatura di Zara - conclude comunque il poeta che aveva tacciato Zara di «semiberlusconismo» - sembra «un po’ segnata dalle esortazioni di Garrone e nasce in un'area molto diversa dalla mia, un'area con cui la sinistra deve fare un'alleanza. Ma per poter fare un'alleanza, bisogna definire bene le proprie posizioni. Ci si definisce nettamente, ed è quello che ho voluto fare io, e poi si collabora». E mentre Sergio De Gregorio (Italiani nel mondo), annuncia la sua discesa in campo, il coordinatore regionale di Forza Italia Michele Scandroglio sottolinea «la sconfitta dell'azione politica e amministrativa del centrosinistra in questi ultimi dieci anni, tanto è vero che Edoardo Sanguineti per ribadire un'identità non trova di meglio che rispolverare quell'odio di classe che a Genova è ancora brodo di coltura. La discontinuità si trova solo nel centrodestra e non in una delle tante fazioni del centrosinistra. E spiace che Zara non abbia avuto l'autonomia sufficiente per presentare con una lista civica il suo progetto per la città». Infine, il commissario metropolitano Roberto Cassinelli sostiene: «Nell’Unione è in atto una battaglia per aggiudicarsi il potere su Genova. Auspichiamo che il centrosinistra possa prestare anche un po’ di tempo all’amministrazione della città, gestita con assai poca dignità».