«Zarqawi, basta uccidere ostaggi e musulmani»

Fausto Biloslavo

Ayman al Zawahiri, il numero due di Al Qaida, critica le bombe nelle moschee e lo sgozzamento degli ostaggi, ammette le difficoltà della rete del terrore ma lancia le basi della futura strategia per conquistare il Medio Oriente. Lo scrive, nero su bianco, in una clamorosa lettera indirizzata ad Abu Musab Al Zarqawi, il terrorista più ricercato in Irak. Un editto di ben tredici pagine intercettato dagli americani, il cui contenuto è stato rivelato in parte dal portavoce del Pentagono Bryan Whitman.
Il documento, datato luglio 2005, poco prima degli attentati alla metropolitana di Londra, è stato definito dall’intelligence Usa «un trattato che fornisce una visione globale della strategia di Al Qaida in Irak e oltre». Dalle anticipazioni rese note colpiscono le critiche alle tattiche sanguinose e brutali di Al Zarqawi, che è il luogotenente di Osama bin Laden in Irak. Nella sua lettera di seimila parole, Al Zawahiri sostiene che sgozzare o decapitare gli ostaggi, riprendendo le immagini per mostrarle in tv, è controproducente per la causa della guerra santa islamica. Pur ammettendo che il conflitto tra sciiti e sunniti in Irak è inevitabile, il numero due di Al Qaida rimprovera il suo pupillo di far esplodere i suoi kamikaze nelle moschee. «Al Zawahiri dice che i guerriglieri in Irak dovrebbero evitare di colpire le moschee e uccidere in maniera indiscriminata gli ostaggi per non alienarsi le simpatie delle masse musulmane», ha rivelato Whitman.
È interessante che Al Zawahiri ammette le difficoltà di Al Qaida di fronte all’offensiva internazionale contro il terrore islamico. Il braccio destro di Bin Laden conferma che molti esponenti di primo piano dell’organizzazione sono stati catturati o uccisi. Inoltre spiega che ci sono difficoltà sempre maggiori per le comunicazioni e la raccolta dei fondi. E incredibilmente chiede ad Al Zarqawi un aiuto finanziario, dimostrando come il gotha di Al Qaida, probabilmente nascosto nella zona tribale fra Pakistan e Afghanistan, sia praticamente isolato e a corto di denari. Secondo Whitman, Al Zawahiri ammette che «la sconfitta in Afghanistan è vicina, e le linee di comunicazione e di approvvigionamento sono ormai tagliate».
Nonostante le evidenti difficoltà, Al Zawahiri non demorde e rilancia la strategia della guerra santa incentrandola proprio sull’Irak. Secondo il Washington Post, che pubblica altre indiscrezioni sul contenuto del documento, il numero due di Al Qaida delinea un piano d’attacco politico-militare in quattro fasi. La prima prevede la cacciata degli americani dall’Irak. Successivamente Al Zarqawi e soci dovrebbero impegnarsi, anche politicamente, a fondare un califfato sulla maggior parte del territorio iracheno. Solo un governo religioso può garantire il futuro del Paese, che altrimenti tornerebbe «sotto l’egida dei traditori e dei laici», scrive il bracco destro di Bin Laden. La terza fase prevede l’allargamento della guerra santa, ovvero del terrorismo, all’Egitto, alla Siria e al Libano. L’ultima fase è la guerra a tutto campo contro Israele.
Gli esperti dei servizi Usa sono rimasti colpiti dalla centralità dell’Irak nella strategia a lungo termine di Al Qaida, che finora risultava ancora incerta. D’altro canto la battaglia sul terreno è sempre dura: gli americani hanno ammesso ieri di aver perso sei soldati in un giorno durante le offensive nella provincia di Al Anbar e in altre zone calde, dove nelle ultime ore sono stati uccisi 77 guerriglieri.
Contemporaneamente Al Zarqawi ha reso pubblico su Internet un nuovo messaggio audio in cui difende le tattiche sanguinose e brutali utilizzate in Irak. Secondo il tagliagole di Al Qaida, «l’Islam non fa distinzione fra obiettivi militari e civili, bensì fra musulmani e infedeli».