Zarqawi sfugge ancora alla cattura Gli americani lo mancano di un soffio

da Bagdad

Nessuno sa quante ne abbia ancora a disposizione, ma a Mossul sabato scorso a quanto pare Abu Musab al Zarqawi ha consumato un’altra delle sue apparenti sette vite. Nella città del nord, un’operazione militare americana dai contorni ancora in buona parte segreti sembra aver fallito il proprio obiettivo: la cattura o l’uccisione del terrorista più ricercato in Irak.
L’intera vicenda lascia ancora aperto un margine d’incertezza. Una casa attaccata dalle forze speciali Usa e dai militari iracheni, ridotta in macerie forse dal suicidio volontario dei suoi occupanti, è stata per tutto il fine settimana al centro di accurate analisi. Gli esperti del Pentagono hanno preso campioni di sangue e tessuti e impronte digitali da cadaveri e arti umani, per eseguire test del Dna e accertare se tra le otto vittime ci fosse Zarqawi.
Il ministro degli Esteri iracheno Hoshyar Zebari, parlando a Mosca, non ha escluso che il terrorista giordano possa essere tra i morti. Ma le fonti americane, una dopo l’altra, hanno ammesso di averlo mancato. «Di un soffio», dicono al Pentagono, spiegando in forma anonima che l’intera operazione era mirata proprio alla cattura del terrorista.
Ufficialmente, invece, un portavoce militare, il capitano della US Navy Joe Carpenter, spiega all’Ansa che sono «in corso indagini per identificare gli occupanti di quella casa e la procedura è tutt’altro che insolita, molto spesso facciamo accertamenti e test del genere».
Secondo fonti militari citate dalla tv Nbc, gli Usa hanno agito sulla base di «informazioni solide» che parlavano della presenza di Zarqawi in una villetta a Mossul e hanno organizzato un’operazione che a molti testimoni oculari ha ricordato quella che nel luglio 2003, nella stessa città portò all’uccisione dei figli di Saddam Hussein, Uday e Qusay.
Gli occupanti della casa hanno reagito all’assedio aprendo il fuoco e secondo fonti militari americane e irachene dopo poco tempo hanno provocato almeno tre esplosioni, forse facendosi saltare in aria attivando cinture esplosive. Una circostanza che per alcune ore nel fine settimana ha fatto pensare all’intelligence americana di aver fatto il colpo grosso. Ma l’illusione è durata poco.