Zarqawi: uccideremo i diplomatici algerini

Nuova strage: assalto a un autobus, uccisi 17 lavoratori

Gian Micalessin

La guerra delle ambasciate continua, e ora sul patibolo del terrorista Zarqawi e della sua Al Qaida irachena ci sono le teste di due diplomatici algerini. Due diplomatici che rischiano di fare la stessa fine di Ihab Al Sharif, lo sventurato collega egiziano rapito e poi ucciso ai primi di luglio. Ieri il solito macabro video apparso su uno dei siti utilizzati dal gruppo terroristico mostrava due filmati in cui ciascuno dei dipendenti della missione algerina dichiarava la propria identità e forniva altri dettagli personali. «Sono Alì Belaroussi, l’incaricato d’affari all’ambasciata algerina e ho 62 anni», ha dichiarato il più anziano dei due, bendato e vestito con una maglietta bianca. «Io sono Kadi Ezzedin, ho 47 anni e sono il vice incaricato d’affari», ha spiegato terrorizzato il più giovane.
Per i due sembra profilarsi la stessa crudele sorte riservata al collega egiziano. Subito dopo la diffusione del filmato, l’Al Qaida irachena ha annunciato l’imminente assassinio dei rapiti. «Il tribunale islamico ha deciso di applicare il verdetto divino ai due inviati del governo apostata e di ucciderli». La spietata decisione ha in questo caso una doppia motivazione. La prima punta a proseguire la guerra alle diplomazie arabe e musulmane per dissuaderle dall’ufficializzare il nuovo governo iracheno. Gli ambasciatori e le missioni musulmane non si erano reinsediate dopo il ritorno alla sovranità irachena e la fine del governo di transizione del giugno 2004. Minacciando, sequestrando e uccidendo i funzionari delle ambasciate, Zarqawi punta a ostacolare la ripresa dei rapporti con il governo designato dopo le elezioni del gennaio scorso. La decisione di uccidere i due diplomatici tiene anche conto, però, della spietata guerra civile che contrappone il governo di Algeri e una serie di gruppi fondamentalisti, alcuni dei quali molto vicini ad Al Qaida. «La stessa sorte toccherà - specificava il comunicato - a tutti i diplomatici arabi o musulmani rappresentanti di governi che hanno osato anteporre la loro legge o la loro costituzione alla Sharia islamica. Questi governi combattono gli apostoli della legge islamica, uccidono gli ulema e i combattenti della guerra santa per appoggiare gli ebrei, i cristiani e gli apostati impegnati nella guerra all’Islam e ai musulmani. Per questo i loro diplomatici sono un obbiettivo per i nostri mujaheddin».
L’incaricato d’affari e il suo vice sono stati rapiti davanti all’ingresso dell’ambasciata la scorsa settimana. Subito dopo tutti gli altri diplomatici e la moglie di Belaroussi erano stati rimpatriati. Nonostante la mala parata, il ministro degli Esteri algerino Mohammed Badjaouidi ha detto ieri di nutrire ancora qualche speranza. «Non stiamo con le mani in mano - ha spiegato -, non posso dire come, ma tentiamo il tutto per tutto per salvarli».
Il «Gruppo salafita per la preghiera e il combattimento», un’organizzazione radicale impegnata nella lotta armata al governo algerino, ha però salutato con favore il rapimento, elogiando l’azione dei terroristi di Zarqawi.
Ieri l’ormai quotidiana strage di civili iracheni è stata messa a segno da un gruppo di guerriglieri che ha aperto il fuoco su un pullman pieno di dipendenti di una fabbrica di Abu Ghraib. Nell’imboscata sono morti crivellati di colpi almeno 17 lavoratori. «L’autobus è stato bloccato da due auto piene di uomini armati, che hanno continuato a bersagliarci fino a quando non siamo caduti tutti in terra», ha raccontato uno dei venti passeggeri scampati alla morte nonostante le gravi ferite. Secondo l’uomo, sul pullman viaggiavano 36 lavoratori e l’autista. Con ogni probabilità l’autobus è stato attaccato perché la fabbrica di Al Faris, da cui provenivano i lavoratori, è impegnata in alcuni dei progetti di ricostruzione e di depurazione delle acque sponsorizzati dagli Stati Uniti e dal governo iracheno.