Zavatteri al «Libero» riscopre la grandezza di Molière

Spesso sono i registi, i critici e gli artisti a fare la fortuna di un testo, andando a verificare, tra le sue righe, la ricchezza intrinseca e l'essenza autentica del capolavoro; capita, però, che di alcuni lavori non venga sviscerata la natura originale, perpetuando così il livello più superficiale dell'opera, senza offrire al pubblico la possibilità di addentrarsi nelle pieghe più strette. Antonio Zavatteri, scoprendo la grandezza di Molière, è andato alla ricerca della bellezza più pura del suo «Anfitrione» che, in scena al Teatro Libero fino al 18 gennaio, si presenta come una commedia sorprendentemente attuale.
Regista ed interprete della messinscena, dopo aver consacrato le sue doti al teatro contemporaneo e parallelamente ad autori di grande classicità come Shakespeare, Zavatteri affonda la sua arte nell'elegante comicità del drammaturgo francese. Avvalendosi della felice traduzione di Patrizia Cavalli, ammaliato dal grande mito plautino rivisto dalla lente di Molière, il regista non compie un'operazione di rilettura: «Un omaggio a Molière che già conoscevo ma che ho avuto l'opportunità di approfondire sulla scena, scegliendo uno dei suoi lavori che più si adatta alla Gank Compagnia, specie per la sua poetica; la traduzione dalla quale siamo partiti, moderna, con linguaggio agile, capace di rendere musicale un codice quotidiano, mi ha consentito di allestire un lavoro fedele alla struttura originale sfociando nel dramma della vita raccontato da Molière. Non sono di quei registi che snaturano i lavori. Mi affido alla loro scrittura senza stravolgerli». Senza catapultare la platea in altri tempi, utilizzando costumi militareschi al fianco di abiti popolari, la compagnia Gank plasma la commedia sfruttando la carica comica tipica del genere, ma anche la crudeltà sottesa e gli elementi drammatici e arroganti che rivestono i protagonisti. Quando Giove si invaghisce di Alcmena, la casta moglie di Anfitrione re di Tebe, decide di scendere dall'Olimpo e di presentarsi a lei sotto le spoglie del marito, mentre il fedele Mercurio assume le sembianze di Sosia, il servo del re del quale corteggia la moglie Cleante; intanto che Mercurio monta la guardia al palazzo, si consuma la divina notte d'amore. Ecco che il vero Anfitrione e il Sosia tornano dalla guerra. «Mi sono innamorato di Molière,-conclude Zavatteri - e il nostro prossimo lavoro sarà "Il Misantropo". L'Anfitrione non è una commedia di serie B e credo di averla rivalutata dando vita ad uno spettacolo di grande coralità».