Al Zawahiri accusa Hamas «Vi siete arresi a Israele»

Abu Mazen incontra Olmert e promette la riconsegna del soldato rapito, ma non ottiene nessuna concessione

«Hamas vi consegnerà il caporale Gilad Shalit prima della formazione del nuovo governo». L’inattesa promessa - regalata dal presidente palestinese Mahmoud Abbas durante l’incontro con il premier israeliano Ehud Olmert - resterà, se confermata, l’unica uscita importante di un vertice senza intese. Ma anche quella promessa, tenuta riservata e riferita ieri sera da un canale televisivo israeliano, non basta a trasformare l’incontro in un successo. A rubare la platea ai due antagonisti ci aveva già pensato il numero due di Al Qaida, Ayman Zawahiri, condannando gli accordi della Mecca sulla formazione del nuovo governo palestinese e lanciando dagli schermi di Al Jazeera una plateale «scomunica» di Hamas. «Si sono svenduti in cambio di un terzo del governo», ha detto il braccio destro di Osama bin Laden in un discorso dedicato alla totale abiura degli accordi raggiunti alla Mecca tra Fatah e la dirigenza del gruppo fondamentalista. «Hamas è sprofondato nel pantano di chi si è arreso... Consegnando buona parte della Palestina agli ebrei ha intrapreso lo stesso percorso di resa e viltà seguito a suo tempo da Anwar Sadat - ha detto Zawahiri -. Si sono svenduti la Palestina e la possibilità governare sulla base della Sharia per conservare un governo il cui premier non può entrare nei propri territori e deve chiedere il permesso al ministro della Difesa israeliano per superare, dopo ore di attesa, il valico di Rafah». Hamas ha reagito con indignazione alle accuse, definendole «ingiuste».
La scomunica di Zawahiri sembra l’ennesimo tentativo di guadagnare consensi sul fronte palestinese, un fronte dove Al Qaida può contare su non più di qualche decina di isolati sostenitori. Sfruttando le divisioni e la debolezza di Fatah e approfittando della crisi del partito fondamentalista, sballottato tra le radici sunnite e l’ingerenza iraniana, il numero due di Al Qaida tenta di fare irruzione sul tavolo del principale conflitto mediorientale. E per farlo non esita ad evocare il fantasma di Sadat, prima vittima eccellente di un integralismo restio a qualsiasi rapporto di pace con Israele.
Il messaggio di Zawahiri andava in onda proprio mentre Mahmoud Abbas e Olmert si incontravano nella residenza di Gerusalemme del premier israeliano. Come ha ammesso Mohammed Dahlan, consigliere e uomo forte del presidente, l’incontro è stato difficile e tormentato. La promessa di una liberazione del caporale Gilad Shalit, prigioniero di Hamas dallo scorso giugno, non ha convinto Olmert, consapevole di quanto possano essere fragili le garanzie offerte a nome della formazione fondamentalista. Da parte sua Mahmoud Abbas si è guardato bene dal garantire il pieno rispetto, da parte del nuovo governo palestinese, dei tre principi fondamentali che prevedono il riconoscimento dello Stato ebraico, la ratifica dei trascorsi accordi di pace e la rinuncia alla violenza. «La questione del nuovo governo resta un affare interno palestinese», ha spiegato Dahlan. Il mancato impegno a garantire i tre principi formulati dopo la vittoria fondamentalista dello scorso anno dal Quartetto diplomatico ha di fatto impedito qualsiasi accordo concreto tra il presidente palestinese e quello israeliano. Di fronte a una chiusura capace di privare di qualsiasi legittimità internazionale il nuovo esecutivo palestinese, Olmert ha avuto facile gioco nel negare qualsiasi concessione. Dunque il nuovo vertice si chiude con il semplice impegno a continuare il dialogo e la rinnovata disponibilità israeliana a continuare gli incontri con Abbas.