Al Zawahiri minaccia gli Usa e Obama

In un audio messaggio su internet Al Zawahiri chiama "servo negro filoisraeliano" Obama e lo critica per la politica Usa in Afghanistan. Poi dichiara: "Stiamo per vincere anche in Somalia". Gli Usa: "Nessun rischio immediato"

Washington - L'ha definito "negro" contrapponendolo a "rispettabili neri americani" come Malcolm X. Il massimo dello spregio. Di questi insulti Obama avrebbe preferito non preoccuparsi. Il problema, però, è che gli arrivano dal numero due di al Qaeda, Ayman al Zawahri. Il messaggio, minaccioso e offensivo, è stato diffuso da alcuni siti web islamisti. L’audio di Zawahri è accompagnato da alcune immagini che legano Obama ai leader ebrei e lo contrappongono a Malcolm X. La rete terroristica vuol tornare sul proscenio internazionale. Il suo nemico numero uno, George W. Bush, sta per lasciare la Casa Bianca. Quindi l'obiettivo di al Qaeda, in questa fase, è di riaccendere l'attenzione su di sé ponendosi come interlocutore del nuovo presidente. Una sfida che si riaccende che si riaccende. Eppure c'è chi pensa che il messaggio sia rivolto non solo all'esterno ma anche all'interno dell'organizzazione terroristica.

"Fallimento in Afghanistan" "Ora che sei diventato presidente ti aspettano le conseguenze del fallimento e dei crimini da voi commessi", ha detto il vice di Osama bin Laden. "Il fallimento in Iraq tu lo hai gia riconosciuto, mentre quello in Afghanistan è stato riconosciuto dai tuoi generali". Quindi, il medico egiziano ha rivolto critiche all’annunciata politica estera del presidente democratico. "Un’altra cosa che voglio dirti riguarda quando hai detto che vuoi ritirarti dall’Iraq e mandare le truppe in Afghanistan - ha proseguito al-Zawahiri -. Questa politica è destinata al fallimento. Come se tu non conoscessi la storia della nazione islamica e il destino di chi ha lanciato campagne militari contro le sue terre". 

"Ostile verso i musulmani" "Sembra che tu sia ancora prigioniero della stessa mentalità che gli americani hanno avuto nei confronti degli arabi e dei musulmani. La nazione islamica ha sentito le tue dichiarazioni nei confronti di Israele e ha capito che tu hai assunto una posizione ostile nei confronti dei musulmani". "È andato via Bush e ora viene Obama. Mentre pronuncia queste parole, nel file dove è stato registrato il messaggio appaiono le immagini della visita di Obama al muro del pianto a Gerusalemme.

Il confronto con Malcom X "Tu sei rappresentante degli oppositori americani come Malcom X, sei nato da un padre musulmano, ma hai scelto di stare tra le fila dei nemici dei musulmani e di eseguire la preghiera degli ebrei pur dicendo di essere cristiano". Il vice di Osama Bin Laden accusa Obama di continuare la sua campagna militare contro l’Afghanistan sostenendo che i suoi aerei hanno ucciso 40 persone a Kandahar di recente, bombardando un luogo dove si teneva una festa di nozze. "Malcom X nacque da padre cristiano, ma Allah lo ha fatto diventare musulmano e a condannare i crimini degli americani contro i diseredati", ha aggiunto il terrorista egiziano.

"Stiamo per vincere in Somalia" "Ora voglio dire ai miei fratelli leoni della Somalia - continua nel suo farneticante messaggio il numero due di al Qaeda - continuate a vincere e a conquistare nuove città, perché l’America si lecca le ferita in Iraq e l’Etiopia si sta ritirando. Quindi non lasciate le vostre armi prima di instaurare uno stato islamico in tutta la Somalia".

Zawahiri si rivolge a Bin Laden Al Zawahiri incalza Osama sulle scelte da fare nel futuro immediato: è una delle sorprese che emergono dall’analisi del messaggio audio. Il medico egiziano si rivolge direttamente "allo sceicco Osama Bin Laden", annunciando il ritiro delle forze straniere "dalle terre dei musulmani, la fine delle ruberie dei nostri tesori e della loro interferenza nei nostri affari". A questo punto tuttavia Zawahiri dice chiaramente a Bin Laden "ora scegli tu cosa vuoi fare ed assumiti le conseguenze delle tue scelte: come tu giudichi così verrai giudicato". Per alcuni si potrebbe trattare di un messaggio in codiceche dimostra come all'interno di al Qaeda vi possa essere stata una discussione - o forse un ripensamento - sulle strategie da adottare dopo l'elezione di Obama.

Gli Usa minimizzano Il messaggio audio di Ayman al Zawahiri non contiene indicazioni che possano far aumentare il livello di allerta negli Stati Uniti. Secondo la portavoce del dipartimento per la Sicurezza interna, Laura Keehner, "Non vi è alcuna informazione credibile che suggerisca un’imminente minaccia contro il territorio nazionale in questo momento". 

Obama chiama Abu Mazen In campagna elettorale uno dei cavalli di battaglia di McCain era stato questo: "Obama è inesperto e questo è pericoloso soprattutto per le questioni di politica internazionale". Archiviata l'elezione alla Casa Bianca Obama da settimane sta lavorando alla formazione della squadra di governo. La poltrona degli Esteri, a quanto si apprende, sarebbe destinata a Hillary Clinton. Vuoi come segno di riconoscenza per l'aiuto ricevuto, vuoi per l'esperienza della senatrice (e soprattutto del marito). Obama però ci tiene a dimostrare di saper bene cosa è necessario fare non solo in campo economico ma anche sul delicato scacchiere internazionale. E dovendo scegliere da dove partire il neo eletto presidente sceglie il fronte più caldo, il Medioriente.

Il piano di pace dell'Arabia Ieri Obama ha telefonato al presidente palestinese Abu Mazen e lo ha rassicurato che ce la metterà tutta per favorire un accordo di pace tra israeliani e palestinesi. Lo ha riferito oggi il negoziatore palestinese Saeb Erekat. Secondo quanto anticipato ieri dal presidente israeliano Shimon Peres, Obama si sarebbe mostrato molto favorevole al piano di pace arabo formulato dall’Arabia Saudita nel 2002 e rilanciato poi nel marzo 2007 in occasione del vertice arabo di Riad.

Il ritiro dai territori Il piano prevedeva la "normalizzazione" dei rapporti tra Stati arabi e Israele in cambio del ritiro israeliano dai territori occupati nel 1967, inclusa Gerusalemme Est. Ma si prevedeva anche una soluzione all'annoso problema dei rifugiati palestinesi. I colloqui di pace tra Israele e Autorità palestinese erano stati rilanciati un anno fa nella conferenza americana di Annapolis, ma nel corso del 2008 non erano stati fatti sostanziali passi in avanti  tali da potere concludere un accordo prima della scadenza del secondo mandato di George W. Bush. Dove non è riuscito il suo predecessore vorrebbe riuscire Obama. L'impresa non è delle più semplici. La storia lo insegna. Ma Obama è abituato alle sfide in salita.