Zawinul e Zorn, l’avanguardia musicale che sa sedurre

Lo stesso giorno il sassofonista americano sarà protagonista alla Cavea dell’Auditorium

Un doppio appuntamento per gli amanti del jazz «non lineare» martedì sera. L’ex tastierista dei Weather Report l’austro-americano Joe Zawinul a Villa Celimontana da una parte (ore 22), e John Zorn, l’altosassofonista più «pericoloso» del jazz d’avanguardia contemporaneo nella Cavea del Parco della Musica dall’altra, ore 21, in un appuntamento all’interno del ricco cartellone di Luglio Suona Bene. Una sfida a distanza per i due grandi musicisti. Vero e proprio nume tutelare del jazz elettrico, maestro della fusione e di quella commistione etnica dei suoni chiamata world music, Zawinul è uno che oggi, a 70 anni suonati, è capace di realizzare un progetto affascinante e ricchissimo, «Night Passages» che è una sorta di quintessenza dello stile del compositore. Elegante e innovativo, non delude le aspettative il lavoro del fondatore dei Weather Report, il gruppo anni Settanta votato alla fusion, creato a fianco del jazzista Wayne Shorter. Accompagnato dalla WDR di Colonia, una delle migliori big band del panorama musicale internazionale composta da oltre 30 straordinari musicisti, il grande tastierista-pianista, nel concerto romano riproporrà hits come In a Silent Way o Black Market assieme ai riarrangiamenti di brani che hanno fatto la storia dei Weather Report. Con il progetto attuale, sontuoso per concezione e numero di elementi, Joe Zawinul proporrà un concerto che riserverà sicuramente ulteriori sorprese, e che vedrà Zawinul accompagnato da alcuni dei suoi «vecchi» compagni di strada. Ma se le sonorità di Zawinul fanno viaggiare, assistere a un concerto del sassofonista newyorchese di origini israeliane John Zorn è come fare un giro sulle montagne russe del cosiddetto free jazz, il jazz libero. Estremo, spericolato, blues, etnico, John Zorn è uno dei compositori più geniali della scena contemporanea, apprezzato dal grandissimo Tom Waits a cui spesso «ruba» il chitarrista preferito Marc Ribot. Con l’eccezione del compianto Frank Zappa, John Zorn è forse oggi l’unico musicista capace di invischiarsi in tante storie musicali così diverse. Ha risuonato Ennio Morricone (finalmente un americano che copia un italiano), con i suoi Naked City ha eseguito in una chiave fra hard rock e jazz le colonne sonore più belle della cinematografia americana. Con il suo progetto «Electric Masada», questa sera live, ha rivisitato la musica klezmer (la musica tradizionale ebrea) in un’inedita chiave jazz. Zorn già tre anni fa è stato a Roma al La Palma e ha lasciato interdetti e piacevolmente sorpresi molti. Ascoltare un suo live è un’esperienza unica anche per chi ancora non lo conosce, ma ama la musica senza confini.