Zecchi «regista» dei grandi eventi

«Nessun dramma per Sgarbi assessore alla Cultura. Era una cambiale da pagare»

Vittorio Sgarbi assessore alla Cultura, Stefano Zecchi super consulente per i Grandi eventi, musica, teatro e multimedialità. Anche il testa a testa tra i due big approdati a Palazzo Marino ha trovato una soluzione. Senza grande rammarico per il professor Zecchi che non sembra dispiaciuto di lasciare quella poltrona a cui Gabriele Albertini l’aveva voluto con forza. «Sarei davvero conciato male - sorride Zecchi - se fossi costretto a fare un dramma per un posto da assessore. A questa età casomai da ministro. E, invece, sono soddisfatto perché mi occuperò di organizzazione culturale, delle cose che ho sempre studiato». Parole che non nascondono, come sempre, un’analisi lucida della situazione. «Quella di Sgarbi era una cambiale politica da pagare - spiega -. Giusto che Letizia Moratti l’abbia rispettata e che lui ora lavori a quell’incarico. Certo avrei preferito che si andasse a vedere il buio di quella lista che non è mai nata. E che probabilmente mai avrebbe portato al ballottaggio. Ma ormai è andata così. Questione di Realpolitik». Ma di fronte ormai c’è solo il futuro. «La Moratti mi ha subito chiesto di lavorare al comitato strategico dei Saggi, un organismo in stretto collegamento con la giunta. Un invito che ho subito declinato, ma accetto invece con entusiasmo questo ai grandi eventi. Certo, ad alcune condizioni». Per esempio? «Non accetterò nessun impegno che non abbia una dimensione progettuale e un’adeguata struttura operativa». Professore di estetica, saggista, romanziere, giornalista, star tivù, ultimamente anche assessore, Zecchi non è certo persona abituata a rubar lo stipendio. Progetti? «Portare a Milano un festival internazionale della musica che spazi dalla lirica alla sinfonica, dal jazz alla leggera. E poi lo sviluppo dell’editoria, delle realtà teatrali, del cinema. Tutto quello che ho già suggerito e che la Moratti ha messo nel suo programma». Niente arte, per non incrociare le competenze. Ma i vertici di Fi, che hanno promosso e appoggiato la designazione al nuovo incarico, sembrano temere che Sgarbi e il suo «caratterino» possano avere i giorni contati. E, in quel caso, ci sarebbe già un super consulente al lavoro.