Zeffirelli: è un cantore di terza mano

«Con quell’accento di Prato è una bestemmia La verità? I film andavano male, s’è riciclato»

A Franco Zeffirelli, appena sente parlare di Benigni, viene l’orticaria. «Già uno di Prato che recita Dante è una bestemmia - parte in quarta al telefono il regista tra il divertito e l’arrabbiato -. Per uno di Firenze come me sentir parlare con quell’accento fa accapponare la pelle. Non ha il comando del toscano di Dante, il suo è quello dei montanari dell’Appennino. Se si pensa che uno dei più grandi lettori di Dante è stato Boccaccio, e ora arriva Benigni... Dante non può averlo come suo cantore».
Non è proprio l’ultimo arrivato, ha vinto un Oscar, ha fatto grandi film...
«E quali? Dopo La Vita è bella, gli altri due, Pinocchio e La tigre e la neve, non se li sono filati. In America non vogliono più sentir parlare di lui. E allora che ha fatto? Si è buttato sulla Divina Commedia per ritrovare un po’ di successo. Abbaglia la gente. Racconta Dante come se fosse un suo vicino di casa».
Ma riesce a portare un testo difficile alle persone comuni...
«È come far cantare Verdi a uno senza voce. Non è in quel modo che si aiuta la diffusione e la comprensione dell’opera. È un lavoro da lasciar fare a Sermonti o ad Albertazzi che sono di un altro spessore culturale».
Ma lo vanno a sentire migliaia di persone...
«Appunto. Ha trovato l’oro rispolverando Alighieri».