Zeffirelli: «La prima dell’Aida sarà un orgoglio per Milano»

Il regista ha brindato al Piermarini con gli artisti e ha assicurato: «Credetemi, sarà un bello spettacolo»

Piera Anna Franini

Aida è alle porte, esordisce il 7 dicembre. E l’adrenalina cresce: non sarà infatti una «prima» della Scala comune. Mancava a Milano da ventuno anni, pur trattandosi di un’opera universalmente nota tanto che pare un’offesa ricordare che a crearla fu Giuseppe Verdi. Si aggiunga che ricevette il battesimo italiano, alla presenza dell’autore, proprio in casa Piermarini. Ad accrescere l’aspettativa, c’è poi lo strascico di ritorni scaligeri eccellenti, anzitutto del direttore Riccardo Chailly, del regista Franco Zeffirelli e del tenore Roberto Alagna (sarà Radames). C’è poi il sigillo del debutto di ruolo di Violeta Urmana (Aida), ex mezzosoprano e ora splendido soprano.
Ieri, per esorcizzare l’apprensione, brindisi con gli artisti, fra i big mancavano il direttore Riccardo Chailly e Roberto Alagna. «La Scala ha messo a disposizione voci molto interessanti. L’orchestra suona benissimo con Chailly, quindi sarà un bello spettacolo: finalmente con orgoglio italiano, e anche se non sono milanese, posso dire con orgoglio milanese», ha affermato Franco Zeffirelli, autore di regia e scene e che proprio in questi giorni ha ripassato, uno a uno, gli allestimenti destinati al Piermarini. È mezzo secolo (dal 1953) di collaborazione testimoniata da un volume curato da Vittoria Crespi Morbio.
Aria di festa, ieri. Ma anche di staffilate con Zeffirelli che nel dichiarare apertamente l’amore per il melodramma - Chailly assicura che il regista conosca e sappia cantare Aida dalla prima all’ultima nota - s’è detto «incavolato» per la regia del nuovo corso (tanto per intenderci, quelle Carriere di Libertini ambientate in luna park, giusto per fare un esempio recente). L’appello è: opera italiana prima di tutto.
Con questa Aida si reclama la tradizione su tutti i fronti. A partire da quello musicale. Chailly, assicurano i cantanti, ha seguito la partitura fino all’ultima goccia e, nell’offrire consigli all’utente su come prepararsi, cita le incisioni di Arturo Toscanini e di Tullio Serafin.
Quanto al cast, gli occhi sono puntati sulla Urmana impegnata nel ruolo del titolo, cantante di grande intelligenza interpretativa, nata mezzosoprano e ora soprano. È forte come una roccia («i ruoli di mezzosoprano mi hanno temprato»), ma ammette che a un certo punto i suoi polsi tremeranno. Accadrà nella scena del Trionfo, «è il momento in cui tutti cantano e io devo farmi sentire, è difficile trovare l’equilibrio giusto. Questo pensiero mi assilla da quando ho maturato l’idea di cambiare registro vocale. Le parti di insieme creano maggiore preoccupazione, a conti fatti è proprio meglio cantare da soli», confessa con la consueta franchezza. Nel frattempo, è spuntato anche il nome di chi vestirà i panni della principessa egizia Amneris, il mezzosoprano ungherese Ildiko Komlosi, incerta fino all’ultimo a causa di problemi di tracheite.