Zeffirelli raccoglie i fondi: «Un monumento alla Callas»

Ieri seimila persone ai tre spettacoli della Scala dedicati al soprano a 30 anni dalla morte

(...) Ma tant’è. Lei era abituata a grandi passioni e all’indifferenza del giorno dopo. Ai fiori lanciati in scena e all’oltraggio di chi le lanciò un mazzo di ravanelli. Con Luchino Visconti che dalla buca le gridava di non raccoglierli.
Ieri sulla scena, accompagnato dal sovrintendente Stéphane Lissner, è salito il maestro Franco Zeffirelli. «Milano deve ricordare la Callas - le sue parole incrinate dalla commozione - Lancerò una sottoscrizione popolare per farle un monumento». Applausi. «Lei era grandiosa - ricorda - perché è stata un’artista completa. Cantava in maniera sublime, ma altrettanto meravigliosamente sapeva recitare. Il vero prodigio stava nell’interezza della sua interpretazione drammatica e vocale. È stata un regalo della Provvidenza». Come è chiaro a tutti quando sullo schermo appaiono le immagini della parte seconda del secondo atto della Tosca messa in scena al Covent Garden di Londra nel 1964 per la regia di Zeffirelli. L’orrido ghigno di Scarpia, il pugnale che lo trafigge e lei, la Divina, che ne suggella la morte con un terribile «muori dannato». Gli occhi neri ancor più profondi, il naso affilato in primo piano, nei cromosomi la tragedia greca. Tutto, ricorda Zeffirelli, miracolosamente ancora a nostra disposizione grazie al filmato di un programma di una televisione indipendente inglese.
Poi Lissner legge una lettera scritta per la serata dal maestro Georges Prêtre. «Dio - le sue parole - ti ha dato, Maria, un dono meraviglioso: la voce. E questo dono tu lo ha messo a frutto per la felicità di tutti. Ora, anche se ci manchi, anche se mi manchi, spero che la tua voce splendida o la tua magnifica presenza allietino gli abitanti di lassù, come hanno allietato quelli di quaggiù». Ancora applausi e la serata prosegue con Callas assoluta, il film-documentario di Philippe Kohly proiettato in prima mondiale. Il racconto di una bambina rifiutata dalla madre che avrebbe voluto un maschio, sbarcata con i genitori negli Stati Uniti e folgorata dal canto. Una lavoratrice infaticabile, racconta una sua insegnante. Con molti problemi. Arrivò a pesare cento chili. Ma, grazie alla sua volontà di ferro, dimagrì. Divenne bella e fu considerata la donna più elegante del mondo. Perse la testa per Aristotele Onassis da cui, il film rivela, ebbe un figlio. Omero, come lo zio dell’armatore, nato a Milano e morto dopo un giorno. Fu sepolto nel cimitero di Bresso. Poi l’abbandono. «I due ruoli che amo di più - dice in un’intervista - sono Norma e Traviata. Due donne che si sacrificano per amore». Quell’amore che distrusse anche lei. La Divina.