Zeffirelli, show a teatro contro la giornalista che offende il Cav: «Ma come si permette?»

L’opera è cominciata molto prima. Nemmeno nel foyer, ma in conferenza stampa. Franco Zeffirelli è al teatro dell’Opera di Roma per presentare la Traviata di Verdi, che andrà in scena dal 18 al 31 dicembre. Chiusura di stagione in bellezza, lo spettacolo è succulento: e non si parla di opera, ma di politica.
Il maestro, fiorentinamente, non le manda a dire. Specialmente a una giornalista che al solo sentire la parola «Marrazzo» scatta in piedi e attacca Berlusconi. Ma anche a Daniela Dessì, che avrebbe dovuto essere la protagonista e invece non ci sarà, perché non era «la Violetta che avevo nel cuore», cioè una più giovane, mentre la Dessì «è una signora ben piazzata con un marito aitante che la cura sempre» chiarisce Zeffirelli.
Ma lo show è con Livia Bidoli, giornalista di GothicNetwork.org, sito di recensioni. Zeffirelli racconta di una Traviata all’Opera di Amburgo, con la festa di Violetta ambientata in una casa d’appuntamenti e le prostitute che fanno il bidet dietro una parete. E il maestro chiosa: «Del resto sono puttane, hanno bisogno di lavarsi, sono lì per fare cose, un po’ alla Marrazzo». Bidoli però non ci sta. S’indigna e protesta, s’impunta che allora lo stesso vale per il premier, che non si può continuare a dire queste cose, che ora basta. Bisogna farla finita. Zeffirelli però non è d’accordo, anzi altro che finirla, la faccenda si apre, si spalanca come una voragine. Eccolo lo show, quello vero. Il maestro s’informa, chiede alla giornalista chi sia, Bidoli fornisce le credenziali e fra queste pure spiega di aver partecipato al «No-B day». Il curriculum non impressiona il maestro, ma lo surriscalda: «Lei sta insultando un amico e una persona di valore». Bidoli, reduce dal «No-B day», non demorde. Insiste che le prostitute sono a casa del premier.
A questo punto il maestro non ci vede più, il pubblico invece ci sente benissimo, l’opera è passata decisamente in secondo piano, canti e costumi e stagione chissenefrega, il caso Violetta e Dessì pure, Verdi non ne parliamo. Tutti presi dal crescendo zeffirelliano: «Questo è un teatro serio, vada via mascalzona, cretina» e via con gli insulti. Conclusione: «Lei non ha cittadinanza qui, non si deve permettere, Berlusconi è un amico mio, è un uomo straordinario». Altro che passione, la Traviata è nulla. Finisce che Bidoli promette denuncia («sono stata anche strattonata dalla guardia del corpo, mi faceva gestacci col dito»), il maestro chiede «che si chiami la Misericordia». E la denuncia? «È una provocatrice di mestiere, faccia pure». Poi in serata Zeffirelli smorza la querelle: «Ho perso la pazienza, sono dispiaciuto e chiedo scusa per la mia caduta di stile. Ma ribadisco che sono stato provocato».