Zefirino Agostini

Nato a Verona nel 1813 e figlio di un medico, rimasto orfano fu allevato dai nonni. A diciotto anni entrò in seminario e ne uscì sacerdote nel 1847. Fu mandato come vice nella sua parrocchia nativa e, nel contempo, incaricato di funzioni di cancelleria in curia. In breve divenne il braccio destro del vescovo; anzi, di due successivi, Grasser e Mutti. Quando si presentò l’opportunità di una parrocchia, chiese il posto e l’ottenne. Si trattava della parrocchia dei SS. Nazaro e Celso, a Verona. Don Agostini si concentrò subito sulle associazioni laicali, creando oratori, confraternite, pie associazioni e sodalizi. Il nuovo vescovo, il cardinale Canossa, lo incoraggiò a far rinascere l’antica Compagnia di Sant’Orsola, da cui uscì la Congregazione delle Orsoline Figlie di Maria Immacolata, divise in “interne” (con vita in comune) e le “esterne” (consacrate che restavano in famiglia). A parte la fondazione dell’ennesima comunità religiosa femminile, cosa abbastanza frequente in quel secolo (che pur vide punte di anticlericalismo di tutto rispetto), nella vita dell’Agostini non troviamo nulla di eccezionale, bensì la normalità. Anche il suo ruolo di fondatore, se vogliamo, fu assunto praticamente per obbedienza al suo vescovo. Un parroco normale, insomma. Ma “speciale” nella sua normalità. In fondo, quel che si chiede a uno che ha scelto questo mestiere (meglio: che Dio ha scelto per questo mestiere) è di essere santo. Il resto, diano retta, non ci interessa. Anche perché, se uno è santo, il resto viene da solo. Scusate l’ovvietà: il sale senza sapore è solo sabbia.
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