«Zelig Waiting 2006» Braida e la Mannino aspettano Capodanno

Lo Smeraldo apre i battenti alle risate: fine anno all’insegna della comicità con i personaggi dello show di Canale 5

Ferruccio Gattuso

Per una volta non urlerà a squarciagola «Attentato!», ma «Buon anno!». E anzi, di più: insieme alla sua compagna di conduzione Teresa Mannino, la sicula dalla battuta facile, sul palcoscenico del Teatro Smeraldo leggerà nella notte della veglia di Capodanno una letterina di auspici. Destinatario, il 2006 che arriva in corsa: oppure, chissà, chi siede lassù e dispone di uomini e cose.
«Più risate, più ironia e meno guerre, sì, decisamente meno guerre», è l'unica richiesta che Beppe Braida, volto e maschera noti di Zelig Circus si sente di anticipare tra quelle da scandire nella cornice preparata per il 31 dicembre. Le risate, però, cominceranno molto prima, e cioè il 28 dicembre, quando lo Smeraldo aprirà i battenti allo show Zelig Waiting For 2006 che, con sintesi anglofona, enuncia la bella notizia: alcuni volti rappresentativi della giocosa banda cabarrettista di Canale 5 sono pronti a divertire il pubblico, per quattro sere (ore 20.45).
Bis, si spera altrettanto felice, della stagione scorsa, quando i comici della «premiata ditta Claudio Bisio» inanellarono invidiabili sold out. «La gente ha bisogno di ridere - è la diagnosi di Beppe Braida, che il grande pubblico conosce e riconosce come l'allucinato anchorman da tg irreggimentato - e non si fa scappare occasioni come queste. Io però spero sempre che la fine di un anno serva anche a far accompagnare il sorriso con qualche riflessione». Si, perché alla fine, le notizie in tv sono sempre a maggioranza sul fetente andante, no? «Esattamente - prosegue Braida -. Magari il pubblico auspicherebbe pure un tg di sole buone notizie, ma poi si aprono gli occhi, ci si sveglia e si scopre che esistono le Wanna Marchi e i Milosevic».
Quanto a mascella qualche somiglianza tra i due forse c'è, ma l'accostamento è ardito. Si sa però che un cabarettista a una battuta efficace immolerebbe persino mammà, quindi non c'è nulla da stupirsi.
Insieme a Braida e Teresa Mannino, quest'ultima pronta a raccontare il suo approdo da sicula convinta nella nervoissima Milano, volti e voci note come Geppi Cucciari, rivelazione della scorsa edizione di Zelig Circus, Diego Parassole alias Erminio Pistolazzi cittadino pasticcione afflitto dai divieti di sosta, e poi il «cantante neomelodico» Checco Zalone, Midena e Pacton, il prete dall'accento anglosassone Padre Donovan, insomma una parte dell'argenteria del gran cabaret catodico.
A reggere le briglia di questi mustang impazziti, Beppe Braida ci si trova a suo agio: «Da sempre amo fare il conduttore - spiega il comico - e anzi lo faccio da diversi anni, anche se lontano dalla tv. Ad esempio, ho presentato il Festival Nazionale del Cabaret qualche tempo fa. Se mi offrissero altre conduzioni, che so un reality show oppure, per volare basso, il Festival di Sanremo? Ma certo che sì: anche perché Sanremo è un'occasione pazzesca per smontare e rimontare un rito che non è solo canoro».
Braida non si negherà, sul palco dello Smeraldo, al numero che lo ha reso celebre: «Sarò l'anchorman del Tg4, del Tg3 e del Tg5, per par condicio - spiega -. Ma tutti sanno che quello che mi viene meglio è quello del Tg4, il simil-Fede impegnato con l'inviato Mingozzi».
Prendere in giro i giornalisti sembra essere uno spasso: «Certo che sì - continua Braida - perché in Italia parecchia informazione è drogata. E per di più costruisce le notizie per accrescere l'ansia e la spettacolarità negli spettatori. I tg oggi si fanno notare più per il new look degli studi, per le giacche dei conduttori e il trucco delle conduttrici che per la completezza delle notizie».