Zeman: «Tifo per i miei, ma l’Italia è favorita»

Gian Piero Scevola

Scusi, signor Zeman, ma lei domani sera per chi tiferà?
«Sono nato a Praga, mi sento un ceco autentico e quindi, ovviamente, il mio tifo va alla Repubblica Ceca».
Quindi forza Nedved e bella compagnia?
«Ovviamente, con il massimo rispetto però per l’Italia, che è la mia seconda patria e per la quale tiferei se non ci fosse la mia nazionale impegnata».
Allora, da esperto del calcio quale è, ci dica chi è la favorita.
«In questo caso sono costretto a dire Italia, perché la differenza tra le due squadre esiste e si nota anche. E poi i cechi hanno troppi infortunati importanti, vedi Koller e Baros e anche altri che si portano nelle gambe le durezze dei campionati ai quali partecipano. Penso a Grygera, Nedved, Poborsky, Rosicky, senza dimenticare che Ujfalusi è pure squalificato. Insomma, peggio di così non poteva capitare e incontrare l’Italia in una partita decisiva, che significa dentro o fuori, è davvero dura».
Ma l’Italia di queste due partite le è piaciuta?
«Bene la prima, meno bene la seconda. Gli azzurri sono andati alla grande contro il Ghana, ma contro gli americani sono stati costretti a combattere duramente e ne hanno risentito. Quella di Lippi è una squadra con tanti talenti che si basa sul gioco e sulla tecnica. Quando la metti invece contro squadre che randellano e che pensano solo a mandare il pallone avanti senza preoccuparsi troppo delle gambe degli avversari, allora per l’Italia è dura. Anche se, lo devo ammettere, Lippi ha dei bei combattenti, come Gattuso e De Rossi...».
Già, proprio de Rossi e il gomito alto.
«Sono errori giovanili che al ragazzo serviranno per il futuro. D’altronde in Italia si tollera questo e altro, La Fifa ha dato disposizioni chiare, tutti lo sapevano come dovevano comportarsi e anche il signor De Rossi doveva adeguarsi».
Quindi la sua è una condanna?
«E chi non condannerebbe un simile gesto. Giustamente ora arriverà la punizione e, secondo me, dovrebbe essere una punizione esemplare».
Quante giornate?
«Non faccio il giudice, però la punizione deve essere tale da far riflettere il giocatore e convincerlo che simili gesti non possono assolutamente essere tollerati».
Meglio parlare allora della sua Repubblica Ceca.
«Siamo sfavoriti, ma nei momenti opportuni sappiamo sempre tirare fuori le unghie. Ne sono sicuro».