Zenato vuol dire Lugana

Un'anima divisa in due. Quella di Zenato, azienda del Garda che spartisce la sua produzione tra l'essenza rossista della Valpolicella è quella bianchista del Lugana. Con un successo crescente che sta rapidamente convincendo anche mercati in crescita come quello cinese, grazie anche all'interesse suscitato nel gigante della vendita online Alibaba. I vini Zenato erano nei calici dei grandi della Terra a Hangzhou nelle cene del G20 di inizio settembre.

Nella tenuta di Santa Cristina a San Benedetto a un tiro di schioppo da Peschiera, una zona di dolci colline, c'è la cantina originaria, nata negli anni Sessanta per realizzare la visione del fondatore Sergio Zenato, convinto che dal vitigno autoctono Trebbiano di Lugana si potesse ricavare un bianco espressivo ed elegante. Oggi se il Lugana è uno dei bianchi più interessanti del Nord Italia è anche merito di questo progetto. Che nel frattempo si è ramificato in varie espressioni: abbiamo amato il Lugana Riserva Sergio Zenato dalle uve di Vigna Massoni (rese molto basse) raccolte con lieve ritardo e poi affinate per sei mesi in tonneaux: naso floreale e aggrumato, bocca piena e lunga. Abbiamo accolto con curiosità anche il Brut Metodo Classico (inevitabile forse, considerate le indicazioni del mercato) minerale e piacevolmente fresco, atteso però da un percorso di crescita che dovrà confermare le promesse. C'è anche un Pas Dosé Metodo Classico che riposa a lungo sui lieviti ed è davvero ambizioso. Nel progetto Sansonina rientra un'altra versione di Lugava, quello a fermentazione spontanea della Vigna del Moraro Verde, che riprende una antica tradizione produttiva innervata da tre anni di sperimentazioni e messe a fuoco. Il risultato è forse spiazzante ma certo stimolante,

Dell'altra animaquella della Valpolicella, ci occuperemo in un'altra occasione, quando l'inverno avrá preso il sopravvento. E ne varrà la pena.