Zenga: "Grande Inter ma il nostro resta il vero record"

L’ex numero uno nerazzurro: "Molti di noi venivano dal vivaio e c’erano tre stranieri: ora tre sono gli italiani. E Mancini ha un bel scegliere in panchina"

Oggi se ne sta su una panchina del Dubai, allenatore dell’Al-Ain, dopo aver girovagato per mezza Europa, vincendo in Romania, in Serbia, incrociando il gatto nero in Turchia. Walter Zenga ha 46 anni, resta un interista doc, uno di quelli che fecero la storia con uno scudetto conquistato a suon di record: anno di meraviglie ’88-89. C’era Trap in panca, Matthäus nel motore, un nugolo di italiani. Furono primato di punti (58), miglior media inglese (+ 7), maggior numero di successi (26). Numeri che resistono per i campionati a 18 squadre.
Zenga, più forte quella Inter o questa del suo amico Mancini?
«Paragone improponibile. La nostra Inter nasceva dal vivaio: io, Baresi, Ferri, Bergomi. E gli stranieri erano solo tre. Qui sono gli italiani ad esser tre. Tutto si è invertito. E quello fu un campionato più complicato di questo».
Allora ha ragione chi parla di campionato facile?
«Altolà! È chiaro che chi perde trova scuse e chi è in testa ha meriti evidenti rispetto a tutti. Se vinci 14 partite di fila puoi essere forte finché vuoi, ma è il segnale di un campionato non proprio equilibrato».
Si sente l’assenza della Juve?
«Il campionato si è disequilibrato perché la Juve è in B e, se fosse rimasta in A, probabilmente non avrebbe ceduto Ibrahimovic e Vieira. Il resto lo fa l’invidia».
Allora più forte la sua Inter o questa?
«Per me più forte la mia, ci sono affezionato, resterà sempre la più forte. Chiedo scusa, ma ci tengo troppo. Allora si giocava con i due punti, eravamo solo 14 calciatori, una rosa corta, non si giocavano così tante partite in Champions. Guardiamo l’attacco: cosa c’entrano Serena e Diaz con Ibrahimovic e Adriano? Tutto diverso. Oggi Mancini si gira, guarda la panchina e sceglie Figo per Stankovic, Crespo per Adriano, Grosso per Maxwell e così via. È un bello scegliere».
Questa Inter le piace?
«Guardi, contro la Sampdoria ha dato una prova di forza notevole: vincevano 2-0 ed hanno continuato a cercare qualunque palla vagante, senza mollare mai. Da qui si vede lo spirito. A chi dice che è tutto facile, rispondo: se è facile per l’Inter, perché non lo è per tutte le altre?».
Il record peserà nella testa?
«Parlo per esperienza diretta. Con la Stella Rossa ho vinto tutte le partite casalinghe del campionato: un record capitato a pochi. All’inizio nessuno ci pensava, poi è scattato qualcosa: orgoglio, forza dello spogliatoio, compattezza».
Questa squadra è molto forte fisicamente...
«Noi avevamo Berti, imbarazzante per quanto era forte fisicamente. Era un’Inter perfetta negli undici. Matteoli non era il Pirlo di oggi? Poi c’era Matthäus: quando voleva vincere la partita non lo fermava nessuno. E gli altri avevano Maradona, Van Basten, Gullit. Chiaro?».
Per quella squadra chi si prenderebbe dell’Inter di oggi?
«C’è un giocatore che mi piace in assoluto ed è Stankovic. Lo vorrei sempre, corre, può coprire tutti i ruoli, segna».
Mancini e Trap: troppo diversi?
«Non ci vedo nulla in comune. Trapattoni, ancora oggi che ha 67 anni, non è cambiato: stesso entusiasmo, carattere, parla, scherza, vulcanico. Mancio è bravo perchè segue la sua filosofia cercando di non essere incongruente. Tanto dipende dal caso: un giorno vedo qualcosa che non mi quadra e, due ore prima della partita di coppa Uefa, sostituisco il portiere della Stella Rossa. Abbiamo vinto e sono diventato bravo. Se perdevo... Così Mancini con le sue scelte».
Ora l’Inter può raggiungere il record delle 15 partite vinte: come Real Madrid ’60-61 e Bayern 2004. A 14 ci sono Arsenal 2001 e Barcellona 2005. La migliore?
«Lasciamo stare il Real epocale: è troppo lontano. Tra le altre direi il Barcellona. L’anno scorso è stato straordinario. Però, insisto, perché in Inghilterra, Germania o Spagna nessuno ha detto: quel campionato non vale niente?».
Altra mentalità. Se dovesse dire una qualità di ciascuna?
«Più pratico il Bayern, fantasia assoluta il Barcellona, grande applicazione del 4-4-2 per l’Arsenal. L’Inter ha un mix fra concretezza, potenza fisica, compatezza di squadra e quel pizzico di fantasia che non guasta. A tutte aggiungerei Stankovic nel motore. Beata l’Inter che lo ha».
L’Inter farà il record?
«Rispondo così: chi incontra l’Inter? La Roma, ovvero la squadra che l’anno scorso ha fatto il record, vincendo 11 partite ed oggi è distaccata di 11 punti. Qui parla solo il destino».