Zeri, il paese che spara sui Ds e fa «centro»

Caso unico al Nord: il leader Udeur batte Prodi e compagni. I residenti ammettono: una scelta personale

Maria Vittoria Cascino

Eccome se gli non gli sono andate né su e né giù le primarie al segretario dell'Udeur Clemente Mastella, candidato nel nutrito carnet dell'Unione e strali pronti a fare dei morti. Eppure. Eppure in quel di Zeri, nell'unico seggio allestito a Patigno, fa mangiare polvere agli alleati concorrenti acchiappando il 60 per cento dei voti contro il 27 di Prodi e l'11 di Bertinotti. A Zeri di Lunigiana che se lo coccolano i rossi da sempre. Che si stringe per ottanta chilometri quadrati e quaranta frazioni, proprio lì, al confine tra Liguria, Emilia e Toscana. Che viaggi e non sai più dove inizia la valle di Zeri o finisce quella di Adelano. Dove ti portano le conche di Rossano e Codolo. Che ci perdi la testa e la vista a dargli una forma, tanto scappa di frazione in frazione. Al Passo dei due Santi o dei tre confini ti rendi conto di cos'è Zeri infilato lassù, che sembra di tutti e di nessuno. Che ti spiazza quando sceglie Mastella.
E chi ci pensava che questi liguri apuani dessero il colpo di coda? «È la nostra natura», ti stuzzica Sandrino, che questa politica qui la segue poco, «ma mi hanno sempre detto o stai da una parte o dall'altra. E dall'altra è meglio». Appunto. E allora Mastella cosa c'entra? «Respiriamo l'aria buona qui, sa? Abbiamo le nostre bestie, i campi. E le nostre idee. Tanto non glielo dico coso ho votato alle primarie». Sandrino saluta e ci fa cenno di andare avanti, «che c'è qualcuno che di cosa da dire ne ha eccome». Ti fidi, anche perché in fin dei conti il sindaco di Zeri è il senatore Egidio Pedrini, targato Udeur e in forza da un anno e quattro mesi. Lui gongola, «persino Mastella ha citato questa punta incuneata nel Nord del profondo rosso», riferisce il senatore, che sfodera il migliore dei suoi sorrisi perché se il sindaco è dell'Udeur e l'Udeur si mette in saccoccia quel risultato, vuol dire che tutti sono contenti. Troppo facile. Diciamo intanto che lui quella percentuale non se l'è mai sognata. «Una sorpresa. Neanche pensavo che andassero a votare così numerosi e abbiamo usato le fotocopie. È inevitabile che sia stato anche un giudizio politico: è servito per capire se la linea adottata è quella giusta e pare di sì. Abbiamo fatto scelte dure come la revoca dell'adesione all'Ato dell'acqua, abbiamo tenuto una linea rigida sullo sviluppo urbanistico rompendo più di un uovo nel paniere e abbassato l'Ici sulla prima casa. Tant'è».
Pedrini lo ribadisce: «Con l'Unione alleati e non allineati, per esser realmente al centro». Logico, con lui sfondi una porta aperta. Qualcuno gli fa notare che mica hanno votato tutti, che se a Zeri ci sono 1300 anime non è che per 143 voti puoi dar fiato alle trombe. «Storie - insiste Pedrini -. Ho visto votare gente che mai avrei pensato. È chiaro che vogliono mandare un messaggio». In effetti Alessandra Simoni, presa di lavoro così nel suo ristorante-pizzeria Forever, alla parola primarie è più che sintetica: «Pedrini è dalla parte di Mastella. Votare Mastella significa premiarne l'operato, no?» Non fa una piega, ma in giro cosa si dice? «A Zeri di commenti ce n'è per tutti. Sa com'è nei paesi. Ma non è che m'intenda molto di politica». Ha da fare, altro che Mastella. Fuori però c'è Eleonora Nisica, ha 23 anni, lavora per l'università ed è caposala in ginecologia al Santa Chiara. Va di fretta ma il tempo di dirti che Pedrini fa rispettare le leggi e questo la gente lo apprezza, ce l'ha. Perché «hanno votato 250 persone e per Zeri è tantissimo».
Possibile che un discorso nazionale diventi a Zeri la cartina di tornasole di un sindaco? Possibile. E il coro s'allarga: «Diciamo che questo voto è stato un attestato di stima verso il sindaco, non tanto verso Mastella» e a dirlo è un diessino doc come Mauro Ferrari, che è anche assessore ai lavori pubblici. Gli fai notare che però mica ha votato Zeri in massa, «ma era un campione ben distribuito e ben rappresentativi delle varie forze politiche. Che pare siano contenti. Un po' meno i Ds in Provincia». Poi c'è Oscar Bandini, anche lui diessino, anche lui in giunta: «È stato un referendum sulla funzionalità dell'amministrazione. Nessun voto politico, altrimenti i risultati sarebbero stati altri». Come dire che non c'è storia. E qui,è inutile, batte il cuore rosso che a perdere con l'Udeur non ci sta. Anche il vice sindaco Fabio Antonioni sostiene la vittoria annunciata. Perché quello è stato un voto di protesta: «Siamo in una Provincia rossa che ci trascura e abbiamo una Comunità Montana altrettanto rossa con cui siamo in rapporti tesissimi». Vuole dire che anche i Ds a Zeri hanno votato Mastella? «Ci saranno senz'altro molti Ds che vogliono bene a Zeri. Pedrini è un politico anomalo, segue gli interessi del paese e questo a qualcuno sta dando parecchi fastidio».
Fanno rumore a Zeri che incuneata lì, se la dimenticano troppo spesso. Provocano. Col referendum per diventare liguri prima, con il voto a Mastella poi. Da sinistra a destra. Perfino Vittorio Catella, falegname, iscritto a Forza Nuova, ti spiazza quando dice: «È successo quello che doveva succedere». Ma ha votato anche lei? «Adesso non esageriamo. Hanno premiato Pedrini. Se qualche anno fa la sinistra ha ridotto sul lastrico il nostro Comune, questo sindaco, non so come, l'ha riacchiappato per i capelli e l'ha resuscitato. Il suo programma di lavoro non è chiaro perché va avanti a modo suo, però è riuscito a mettere d'accordo destra e sinistra moderate». La gente ne parla? «Hanno paura tutti a dire chi hanno votato, c'è un'apatia apparente che però si muove, eccome se si muove. Vede, qui non c'è preparazione politica, seguiamo la persona». Ultimo tentativo per cambiare registro. La fanciulla si chiama Sabina Catella, ha 33 anni ed è consulente informatico. Parente di Vittorio? «No, no, tutt'altra sponda», precisa lui, ma anche lei non sgarra: «Una gratificazione per Pedrini, però non sminuirei il calibro del candidato». Zeri pare confermarsi di centro, «quello vero, quello di Mastella con cui sono in linea - insiste Pedrini -. E non come l'Udeur della Liguria appiattito sui Ds. È la dialettica dura che non fa sconti a dare senso alla politica».