«Zero prove, solo le accuse dei genitori»

«Nelle duemila pagine d’atti di inchiesta non ci sono elementi che confermino le imputazioni a carico delle sei persone finite in carcere»

da Roma

«Non posso pensare che i computer, gli hard disk e i supporti digitali sequestrati durante il blitz del 12 ottobre in oltre sei mesi non siano stati esaminati. E peraltro se così fosse sarebbe gravissimo, visto che nel frattempo sei persone sono state arrestate. Di certo, agli atti non c’è traccia di video, fotografia o materiale pedopornografico».
Il primo approccio con le duemila pagine di atti dell’indagine sui presunti casi di pedofilia a Rignano Flaminio sembra rassicurante per l’avvocato Giosuè Naso, difensore di una delle maestre dell’asilo «Olga Rovere» arrestate il 24 aprile, Silvana Magalotti. «Non solo non emergono elementi di riscontro alle accuse, ma semmai elementi che le smentiscono», chiosa il legale. Come, appunto, per la presunta produzione di video e fotografie delle molestie sui bimbi che gli indagati, a dar retta all’ordinanza del gip, avrebbero realizzato. Agli atti le uniche immagini «proibite» che ritraggono minori, per assurdo, sono quelle girate da alcuni degli stessi genitori e allegate alle denunce. «È un amaro paradosso: quei filmati girati in casa hanno trovato spazio nell’ordinanza, sono stati valutati come elementi probatori e dunque finiti agli atti, duplicati e messi a disposizione delle difese», commenta Naso. Che rivela di aver ricevuto immediate richieste da parte di un canale televisivo di poter utilizzare quelle immagini: «Naturalmente tagliate, censurate delle scene più scabrose e “pixellate”, ma ancora più naturalmente, e doverosamente, ho risposto di no. Capisco che i genitori li abbiano realizzati in buona fede, spinti dall’ansia che li ha pervasi quando hanno avuto il sospetto degli abusi, e non intendo mancar loro di rispetto. Ma forse - osserva il legale - sarebbe stato più opportuno rivolgersi a uno specialista per valutare le migliori modalità di raccolta dei racconti dei piccoli». Ma se per i difensori degli indagati i punti deboli dell’inchiesta sono tanti, resta il dato della consulenza psicologica secondo la quale i bimbi un trauma l’hanno subito. «Le conclusioni - ammette anche il difensore della Magalotti - certificano che i bambini sono stati abusati. Ma mi sento di escludere, e adesso anche cognita causa, che queste asserite violenze e molestie siano avvenute nella scuola».