«Zero» scritto male: multa annullata

Michele Perla

Aveva cercato di giustificare il proprio comportamento da automobilista indisciplinato, raccontando che la moglie aveva una gravidanza a rischio e che stava correndo a casa per portarla in ospedale. Per questo motivo aveva bruciato il semaforo rosso, superando di molto i limiti di velocità in centro abitato e circolando senza documento di guida.
La multa era stata pesante: oltre 900 euro, insieme al ritiro della patente ed alla perdita di ben 26 punti. L’ha salvato un cavillo, fatto proprio dalla singolare sentenza emessa da un giudice di Pace di Milano. Il quale, notando che sui documenti redatti dalla Polizia stradale gli importi da pagare erano tutti accompagnati dagli zeri barrati (una prassi usata per distinguerli dalla lettera dell’alfabeto), ha annullato il verbale, «graziando» così l’automobilista indisciplinato, un operaio che dopo aver preso la bastonata per le infrazioni al codice della strada, aveva impugnato il provvedimento tramite un legale.
Qualche mese fa l’uomo, di 25 anni, era stato fermato nel centro abitato di Baranzate , mentre passava col semaforo rosso sulla Varesina, bruciando ogni limite di velocità. Non aveva con sé la patente e inoltre trasportava sul sedile anteriore anche il figlioletto di pochi anni, privo di seggiolino e cintura.
«Stavo correndo da mia moglie che rischiava di perdere il bambino», ha spiegato al giudice, che tuttavia ha ritenuto la giustificazione una scusa banale. Quando però sono stati analizzati i verbali, è venuto fuori la storia dello zero barrato. Il magistrato ha quindi accolto la tesi sostenuta dal legale che quest’ultimo non corrisponderebbe allo zero matematico, bensì ad un insieme in sostanza vuoto. E pertanto il verbale era sbagliato, poiché giuridicamente incomprensibile.