Una "zidanata" spiana la strada all’Inter dei record

Altra sfida senza storia per la capolista, agevolata dai genovesi: Delvecchio espulso per una testata a Materazzi. I nerazzurri al 14º successo consecutivo. Intanto la Snai da domani paga già chi ha scommesso sullo scudetto interista

Genova - Testa o testata che sia, l’Inter non perde un colpo: alla fine i conti tornano. C’è Ibrahimovic e sono bellezze calcistiche: quel gol di testa e l’assist per il raddoppio di Maicon sono state raffinatezze. C’è Materazzi e non manca mai il colpo ad effetto. Il mondo è pieno di Zidane o di gente che la pensa come Zidane. E il Matrix nerazzurro li pesca tutti. Di suo dev’essere irresistibile quando parla. Ieri sera sembrava di essere tornati a Berlino. Materazzi, ambasciator dell’Onu per la pace (a modo suo naturalmente), e quel Delvecchio, che di nome fa Gennaro, è nato a Barletta ma ha vissuto nelle stesse vie in cui Cassano ha imparato a dar di testa, più che a tirar colpi con la testa, si sono guardati negli occhi. È stato un attimo perché uno gli dicesse «Cosa fai?» (il sampdoriano aveva tirato un calcetto a Julio Cesar) e perché l’altro si sentisse la reincarnazione di Zidane. Capita a tutti, per un attimo nella vita, di voler entrare in un sogno. E Delvecchio c’è entrato così. Per uscirne un secondo dopo, quando l’arbitro ha tirato fuori il cartellino rosso, Materazzi ha cominciato il suo lamentoso show (s’è fatto pure ammonire) prima di medicare il labbro, Zidane è rimasto un francese con il fascino degli eletti e Delvecchio soltanto un poveretto che ha perso la testa, magari pronto a traslocare da Genova perché pare abbia dato abbondanti prove della sua irrequietezza.
La geniale trovata del sampdoriano è stato un favore che, alla lunga, l’Inter ha saputo sfruttare. La partita si è fatta intensa, vivace, anche tesa. Ibrahimovic è entrato nella parte del trascinatore, la Sampdoria ha dimostrato di essere molto più solida di quella di coppa Italia. La batosta ha insegnato qualcosa e la gente di Mancini ha capito che tutto sarebbe stato più difficile. Per il vero Castellazzi ha messo del suo per smentire l’impressione, quando ha respinto un tiro di Ibrahimovic con la voglia di entrare nell’album delle paperissime. Palla non trattenuta per il tap-in di Adriano che poteva appuntarsi al petto la medaglia del gol, se non fosse stato in fuorigioco.
Da quel momento le micce interiste si sono bagnate, la squadra ha continuato a far gioco, movimentando soprattutto la fascia destra sulla quale Maicon non ha smesso di imperversare. Ma le situazioni più pericolose sono state create da Flachi e Quagliarella ha messo in mostra la merce sua, nel caso l’Inter ci pensi davvero. Qualche giorno fa un intrepido svagato ha chiesto a Mancini se Quagliarella potesse ricordare il suo giocare. Mancini lo ha fulminato. Con ragione visto il presunto erede sul campo.
L’Inter ha lasciato fare fin alla mezz’ora della partita. Poi un siluro di Ibra ha annunciato che la ricreazione era finita. Ed è bastato poco per sgretolare la difesa avversaria: un invito di Zanetti, Ibra prova la giocata spettacolare e rimedia la figuraccia. Per la curva nemmeno il tempo di fischiarlo, che Maicon serve una palla in mezzo all’area e quello sale su come un pennellone ad incocciare pallone e testa di Falcone. Risultato: palla in gol e il cannoniere (decima rete in campionato) con un po’ di mal di testa. In compenso Inter più leggera, sollevata ma con la guardia alta, perché nella ripresa la Samp ha provato ad infilarsi nella sua difesa. Sono stati brividi più che pericoli. La gente nerazzurra non si è smossa dal modo compassato di giocare, ma terribilmente efficace. Mancini ha cercato un pizzico di pericolosità in più con Crespo e Figo. Ibra si è divertito un po’ finché il suo assist ha pescato il piede di Maicon: solo e predatore davanti al portiere. Primo gol del tarzan brasiliano, nulla di nuovo sul fronte nerazzurro. Ma di scudetto in casa interista non ne vuol parlare quasi nessuno. Lo fa, e in modo clamoroso, la Snai che ha deciso di pagare già da domani chi aveva scommesso sul titolo nerazzurro.