Zidane manda Materazzi davanti al giudice Oggi l’udienza a Zurigo

Riccardo Signori

Adesso Zidane è un Dio e Materazzi un animale. Un’idea del Wall Street Journal che cominciano a carezzare in tanti. In pratica il mondo che si capovolge. La Croce Rossa umanitaria del pallone sta chiedendo strada a sirene spiegate per salvare l’immagine di un campione e rilanciare il «dalli all’untore italiano». La Francia ha caricato i suoi cannoni ed ha cominciato a sparare pallettoni. Il presidente della Lega, Frédéric Thiriez, ha tirato la volata al capovolgimento della storia. Zidane sarà colpevole per la testata tirata all’avversario. «Ma serve fare piena luce su quanto lo ha portato a commettere questo errore e chiarire quanto ha detto o fatto Materazzi». Ed ha soggiunto, bontà sua, che comunque non va messo in discussione il titolo mondiale conquistato dall’Italia.
Ed allora la Fifa ha deciso di aprire un’indagine anche sul comportamento del difensore italiano che oggi sarà sentito a Zurigo, davanti al tribunale della federazione internazionale. L’idea iniziale era quella di far presentare ai giocatori spiegazioni scritte, per poi sottoporli il 20 luglio a un confronto faccia a faccia, a porte chiuse, nella sede Fifa. Tutto bene, tranne per le vacanze. E se Zidane ormai è un ex, Materazzi il 3 agosto (salvo deroghe) dovrà ripresentarsi agli ordini di Mancini. Naturalmente per quelli della Fifa, le vacanze dei giocatori contano poco. Conta molto di più dare un contentino ai francesi seccati e un po’ scornati. L’intervista di Zidane a Canal Plus ha fatto successo di audience ed ha permesso alla Lega francese di alzare la voce. «Materazzi ha detto cose pesanti su mia madre e mia sorella», ha raccontato Zizou. L’italiano gli ha ribattuto: «Tua madre non l’ho toccata». La Fifa ha sintetizzato: «Le affermazioni dei due portano fatti nuovi che la commissione desidera esaminare da vicino. Non è una procedura straordinaria». Ieri Giuseppe Materazzi, papà del giocatore e allenatore di lungo corso, è intervenuto in difesa del figlio, per spiegare come va il mondo del pallone: «A me spiace solo che Marco non abbia detto, come gli avevo consigliato, ciò che realmente è avvenuto perché non ha fatto nulla di strano. Ha risposto a Zidane che l’aveva schernito. Nel calcio ci sono sempre state situazioni particolari di tensione tra due giocatori dove se le dicono e se le danno».
Materazzi racconterà tutto oggi alla commissione disciplinare, avendo ottenuto il permesso di essere interrogato subito. E la Fifa ha garantito che non verranno fornite informazioni sulla deposizione del giocatore. «Siamo tenuti al segreto istruttorio». Situazione difficile perché ormai l’unico vero protagonista a rischio è lui. Zidane, qualunque cosa gli capiti, non giocherà più. Tutto dipenderà dai capi d’accusa. La commissione sarà presieduta dallo svizzero Marcel Mathier e si baserà sul codice disciplinare della Fifa: il 20 luglio, a Zurigo, sarà emessa la sentenza per la quale sarà possibile presentare ricorso. Nel caso venga accertata una frase lesiva dell’onore di Zidane, Materazzi rischia almeno due giornate e 3.300 euro di multa. Nel caso si fosse trattato di frasi razziste (ipotesi smentita anche dal francese) la sospensione sarebbe arrivata a un minimo di 5 giornate, più l’interdizione dagli stadi e multa di 6.600 euro. Squalifiche da scontarsi con la nazionale. Invece Zidane, per il comportamento violento (che non causa lesioni corporali o alla salute dell’avversario), rischia uno stop di almeno due giornate più l’ammenda. Ma essendo già pensionato, se la riderà. L’altro rischia di pagare, lui se l’è cavata con un misero mea culpa televisivo.