Zimbabwe: epidemia di colera, migliaia in fuga

Il dittatore Mugabe, che ha sempre negato l’esistenza della malattia, ora dichiara l’emergenza e chiede l’aiuto internazionale. Sono 600 i morti accertati, più di 12mila le persone contagiate

Il dittatore Robert Mugabe ha regalato ai propri sudditi un’ultima piaga: si chiama colera e li divora senza requie. I morti ufficiali sono 560 e gli infetti oltre 12mila, ma quelle cifre sono solo la punta dell’iceberg e nascondono almeno altri 4mila morti consumatisi lontano da registri e ospedali. La gente lo sa e cerca salvezza oltre confine. Sani e infermi inondano la frontiera cercano un passaggio in Sudafrica. Dall’altra parte ci sono le medicine, gli ospedali e la salvezza, in Zimbabwe solo la lenta, devastante consunzione. Quella fuga in massa significa però allargare il contagio, diffondere la pestilenza. A Pretoria le autorità in allarme cercano di arginare l’onda malata. Forse è già troppo tardi. La Croce rossa internazionale parla di almeno sei casi mortali e di 400 contagiati sul territorio sudafricano.

Robert Mugabe, dopo aver condotto al tracollo il proprio Paese, rischia di trasformarsi nel grande untore dell’Africa australe. Per settimane lui e i suoi ministri hanno negato il contagio facendo arrestare e bastonare medici e infermieri colpevoli di denunciare la malattia e lo sfascio del sistema sanitario. Da 24 ore il regime ammette la verità, dichiara l’emergenza nazionale, implora l’aiuto della comunità internazionale.

L’ondata di colera è la conseguenza stessa dello sfascio economico, politico e sociale. L’inflazione naviga a quota 231 milioni per cento e la banca centrale ha emesso una nuova banconota da cento milioni di dollari zimbabwiani il cui valore reale non supera gli undici euro. «I nostri ospedali non funzionano più», ammette il ministro della salute David Parirenyatwa confermando la totale mancanza di medicine e di soldi per il personale. I medici, addirittura, non vanno neanche in ospedale perché il biglietto di un mezzo pubblico costa in un mese più di uno stipendio. Il premier inglese Gordon Brown parla di nazione allo sfascio. «Lo stato in rovina di Mugabe - ha detto ieri – non è più in grado di proteggere la propria gente, sono stati colpiti a migliaia e devono essere aiutati urgentemente». Il primo ministro del Kenya Rail Odinga ha invocato un intervento armato per deporre il dittatore.

La nuova emergenza rischia di far saltare anche l’accordo tra Mugabe e il leader dell’opposizione Morgan Tsvangirai. Dopo aver sconfitto il dittatore al primo turno delle presidenziali il leader dell’opposizione era stato costretto ad abbandonare il ballottaggio dall’ondata di violenza e repressione lanciata dai servizi di sicurezza di Mugabe. Dopo quella vittoria senza avversari Mugabe gli aveva offerto di dividere il potere e formare un governo di unità nazionale.