Lo Zimbabwe sull’orlo del precipizio

Il dittatore asserragliato con i capi di esercito, polizia e servizi segreti. L’opposizione annuncia la vittoria e accusa: "Mugabe trucca i risultati". Prime manifestazioni nelle strade

Il tiranno non vuole mollare il potere e il povero Zimbabwe è sull’orlo del precipizio. Le elezioni parlamentari e presidenziali di sabato scorso sembrano aver premiato il candidato dell’opposizione, l’ex sindacalista Morgan Tsvangirai, ma i risultati vengono annunciati con il contagocce. Indizio evidente di brogli, avvertono gli analisti, mentre la tensione tra le parti in gioco sale.
Il Compagno Bob, al secolo Robert Mugabe, ex leader marxista della guerriglia anticoloniale, è al potere come indiscusso capo dello stato dal 1980. Nonostante abbia affamato il suo popolo con un’inflazione del 100mila per cento, non cede la poltrona alla veneranda età di 84 anni. Neppure se il voto lo ha clamorosamente battuto, come annuncia da ieri l’opposizione. Tsvangirai, il rivale di Mugabe, avrebbe ottenuti il 60% dei voti alle presidenziali, rispetto alla metà, il 30%, di Mugabe. «Abbiamo vinto in 96 dei 128 collegi parlamentari esaminati», ha riferito Tendai Biti, il segretario generale del Movimento per il cambiamento democratico (Mdc). Un gruppo indipendente di monitoraggio delle elezioni, l'Independent Result Centre, attribuisce il 55% dei voti a Tsvangirai e il 37% a Mugabe. Il problema è che la Commissione elettorale sta rendendo noti i risultati «ufficiali» con il contagocce. Nessun dato è ancora disponibile per le presidenziali e le prime informazioni sulle parlamentari fanno sentire puzza di bruciato. Sui 210 seggi complessivi lo scrutinio ufficiale parla di un testa a testa con 26 parlamentari per l’opposizione e 26 per Mugabe. La lentezza della diffusione dei dati «alimenta tensioni tra la popolazione», ha sottolineato Biti, a nome dell’opposizione.
Secondo il Movimento per il cambiamento democratico la Commissione elettorale starebbe pesantemente truccando il risultato per assegnare a Mugabe il 52% delle preferenze alle elezioni presidenziali e 111 seggi in parlamento. I brogli, già denunciati dall’opposizione, riguardano la stampa di tre milioni di schede elettorali in più. Inoltre sono decine di migliaia i «fantasmi» registrati al voto, ovvero persone decedute ma «vive» per gli elenchi elettorali. «Il Paese è sull'orlo del baratro», ha aggiunto Biti. In caso di voto truccato l'opposizione parla di pacifiche manifestazioni di piazza, ma il rischio che queste degenerino è concretissimo.
A dare la misura di quella che appare una sconfitta ormai netta di Mugabe è il fatto che i collaboratori più stretti del presidente non sono stati rieletti in parlamento. Come la sua vice Joyce Mujuru, il ministro per la Sicurezza e la Terra, Didymus Mutasa, quello della Difesa Sydney Sekeramayi ed il responsabile della Giustizia Patrick Chinamasa.
Per ora Mugabe è riunito con gli alti ufficiali di esercito, polizia e servizi segreti che gli sono rimasti fedeli e che ora temono per la loro sorte dopo gli anni di complicità nella dittatura. Agenti di polizia antisommossa pattugliano le strade di Harare, la capitale, come altre città. La gente fa incetta di generi di prima necessità e si chiude in casa, dopo che in alcune zone l’opposizione era già scesa in piazza per festeggiare. Il rischio è un feroce scontro etnico-politico come in Kenya. Per questo motivo il 10% dei voti che vengono attribuiti a Simba Makoni, ex ministro delle Finanze di Mugabe, che si è presentato come indipendente, potrebbero essere importanti. Bollato come «traditore» dal Compagno Bob, l’ex gerarca ha molti sostenitori segreti all’interno dello stesso partito di regime. Potrebbero bloccare i tentativi di Mugabe di ribaltare la situazione. Magari infilandolo su un aereo per un esilio dorato con l’obiettivo di evitare il bagno di sangue.