«Gli zingarelli sono l’anello debole Le famiglie li usano come oggetti»

Il sostituto procuratore, Sergio Dini (nella foto) sta partendo per le ferie. Ma prima di chiudere il suo ufficio, alla Procura di Padova, risponde gentilmente alle domande di chiarimento dei giornalisti.
Il titolo sul Gazzettino ha fatto il giro della città: «Quei bimbi rom rubano, arrestate i loro genitori».
Il dottor Dini conferma tutto, anzi rilancia: «Le indagini dimostrano che dietro i venti colpi messi a segno dai quattro zingari minorenni, c’è una vera e propria organizzazione criminale».
Un’organizzazione criminale ai cui vertici ci sono gli stessi familiari dei piccoli rom. Incastrare gli adulti sarà difficile, visto che materialmente i furti sono stati commessi dai minori e la responsabilità penale è sempre personale. «Certo - spiega il magistrato -, ma in questo caso la richiesta d’arresto per padre e nonni è motivata dal fatto che senza la loro “direzione esterna“ i furti commessi dai bambini non sarebbero mai stati compiuti».
Il gip ha accolto per loro la richiesta di custodia cautelare, ma il Tribunale del riesame l’ha revocata: «Il Tribunale del riesame ci ha richiesto ulteriori elementi probatori sulle dirette responsabilità dei familiari dei piccoli. Elementi che, alla luce di ulteriori sviluppi investigativi, saremo certamente in grado di produrre».
Una richiesta, quella del giudice Dini, che trova il sostegno anche dei vertici della Procura che in questi anni ha avuto modo di apprezzare la preparazione e il rigore di questo quarantanovenne magistrato giunto a Padova dopo una lunga esperienza nel campo della magistratura militare. Da giudice militare, il dottor Dini si è occupato di inchieste particolarmente delicate, come quella su Gladio e su su presunti crimini commessi dai militari italiani nei territori occupati durante la Seconda guerra mondiale.
Poi, due anni fa, il trasferimento a Padova dove Dini nel maggio scorso si è occupato di un altroi caso finito in prima pagina: la presunta violenza sessuale subita da una studentessa da parte di un compagno di classe durante una gita scolastica.