Zingaretti ci ripensa: non lascia Montalbano

L’attore a Siena per la festa del documentario. "Il commissario mi mancava, così sono tornato sul set: quattro nuovi episodi nel 2009"

Siena - È volato qui a Siena da Modica, dove sta girando la nuova serie di Montalbano. Altri quattro episodi, per la gioia dei fan, che si vedranno su Raiuno nel 2009. I titoli sono tutto un programma: La luna di carta, Le ali della sfinge, La vampa d'agosto, La pista di sabbia.

Luca Zingaretti, classe 1961, romano de Roma ma siciliano "honoris causa", non vorrebbe dir niente sul mitico commissario. In veste di direttore artistico, presenta la terza edizione di "Hai visto mai?", la vitale festa del documentario che pilota dal 2006. Sottotitolo: "Inediti italiani su temi sociali e di costume". Poi, però, non si sottrae alla domanda del Giornale. "Vero, nel 2006 avevo detto addio a Montalbano, dichiarandomi geloso, un po' per scherzo, di chi l'avrebbe interpretato in futuro"

Se è per questo diceva che "are Montalbano è pericoloso: perché devi sfuggire al doppio rischio di sederti sugli allori e di annoiarti...".
"Siccome la vita dura una mezz'oretta e ti viene la voglia di divertirti, be', ci ho ripensato. Avevo detto una stupidaggine. Sentivo che il personaggio mi mancava, le storie sono belle, con Sironi ci si intende. E quindi... Andremo avanti fino ad agosto con le riprese, poi mi prendo un anno sabbatico. Meno, diciamo sei-sette mesi".

E quel progetto su Carlo Urbani, il medico marchigiano che scoprì la Sars, bloccò la pandemia ma poi ne morì?
"Ci tengo molto, una storia straordinaria. La Palomar ci sta lavorando con Sky. Ma prima devo ricaricare le pile. Sento il bisogno di leggere, pensare, informarmi. Troppo tempo sul set fa male, stenti a capire come cambia il Paese. Tutto gira così velocemente. Per questo mi sono inventato questo festival del documentario. Il posto è bello, e non guasta, perché se uno mangia e beve in grazia di Dio le idee vengono fuori meglio. Gli sponsor e le istituzioni ci credono. Certo, potevamo invitare Michael Moore e avere più visibilità. Ma trovo più interessante offrire uno spazio aperto ai nuovi documentaristi, che sono tanti e pure bravi. Quest'anno sono arrivate circa 150 proposte, ne abbiamo scelte 10 per il concorso".

A proposito di Moore. Tra Sicko e Biutiful cauntri quale preferisce?
"Il documentarista deve avere una dote: la buona fede, che significa sguardo libero da pregiudizi, capacità di riflettere sulle notizie, verificando le fonti. Soprattutto non dovrebbe cercare la lacrima facile, addirittura provocarla. Per questo scelgo Biutiful cauntri di Esmeralda Calabria. Penso che per Moore sia arrivato il momento di cambiare rotta, rischia di ripetersi, peggiorando".

Per la sezione Uno sguardo nel mondo ha scelto l'Iran. Il regime islamico di Ahmadinejad è feroce con i cineasti fuori dal coro...
"L'Iran è una realtà complessa, bisogna stare attenti a non generalizzare. Mostriamo le fotografie di Abbas Kiarostami, ospiteremo il figlio Bahman, la giornalista Faran Sabahi, la regista Firouzeh Khosovrani: il suo Rough Cut racconta come i manichini nelle vetrine di Teheran siano diventati motivo di controversia, perché violerebbero le regole del Corano che proibisce la rappresentazione delle forme umane, specie femminili".
Se è per questo il regime fa molto di peggio: reprime le donne, i gay, gli oppositori. Impicca e tortura. Teorizza la distruzione dello Stato di Israele...

"Guardi, non si tratta di difendere Ahmadinejad, ma dubito che la guerra possa risolvere la faccenda. Anche perché se mi danno venticinque schiaffi di seguito e io a un certo punto rispondo con un cazzotto, e quel cazzotto viene ripreso dai media che passano, poi non si capisce più niente" Francamente il presidente iraniano non è stato mal interpretato: si spiega benissimo da solo.

"Eppure l'Irak dovrebbe insegnare qualcosa a Bush e ai suoi alleati. Siamo andati lì sulla base di notizie false, le armi di distruzione di massa non c'erano, la situazione è esplosiva, Al Qaida è intatta, Bin Laden sta sempre nella caverna, l'Afghanistan è un disastro. Mi chiedo: non era meglio trattare con Saddam invece di ritrovarci a fare i conti con un esercito di capitribù che spadroneggiano? Io non faccio politica, non sono neanche un pacifista ad oltranza, ma chiedo ai politici di mettersi d'accordo, di cercare soluzioni. Digrignare i denti non serve a niente, io non ho più voglia di salire su un aereo temendo di saltare per aria e sono stufo di piangere i nostri morti".
Sanguepazzo stenta al botteghino. Si aspettava un'accoglienza migliore?
"Negli stessi giorni uscivano Gomorra e Il divo, molto più celebrati. Ma sono sicuro che il film varrà capito alla distanza. Perché è fatto a strati: c'è chi segue la storia d'amore, chi la metafora sull'incapacità di fare i conti con la nostra storia. No, non lo reputo un insuccesso".