Zingari, in città se ne contano 10mila

È la stima degli «invisibili»: dormono ogni notte in un’area dismessa diversa

Tornano «a casa» al calar della sera, percorrendo le ragnatele urbane che dal centro portano alle periferie. In autobus, in tram, in metropolitana, a piedi. Si mischia alla folla dei pendolari l’esercito degli «invisibili». Sempre di nascosto fanno rientro nelle loro quattro mura. Che a volte sono di cartone, altre di lamiera, più spesso lo scheletro di uno stabile abbandonato. Occupazioni modello «mordi e fuggi», dove si dorme una notte e si scappa ai primi bagliori dell’alba. Così le forze dell’ordine non fanno in tempo a trovarli, le ruspe a demolire. E la sera successiva tocca a un’altra terra di nessuno.
Rom, clandestini, disperati orfani di una patria o più semplicemente senza lavoro o famiglia. A Milano sono un’entità incalcolabile, si stima che soltanto gli zingari tocchino l’incredibile quota delle 10mila unità. Sui profughi o sui tossicodipendenti senza fissa dimora esistono interi dossier, della Caritas o delle associazioni di terzo settore. Sulla pagina scritta, però, i casi umani si riducono a sterili classificazioni, cifre e incroci statistici. Nelle carte delle autorità la disperazione fa quasi sempre rima con abusivi, problema grave e dalla soluzione difficile nell’epoca dell’Europa con le frontiere cancellate. Questione che agli amministratori rischia di scivolare dalle mani tra nodi burocratici e verifiche di maggioranza, ma che i cittadini conoscono molto bene: perché la sperimentano ogni giorno sulla propria pelle.
La «calamita» Triboniano. Il Comune ha scommesso un milione e mezzo di euro. L’obiettivo è rifare il look al più grande insediamento rom della città. Mentre il Patto con i rom censiti comincia a dare i primi frutti, i residenti delle zone limitrofe si accorgono che le presenze di irregolari crescono. Ogni notte, mese dopo mese. «Arrivano le roulotte, i camper, i furgoni. Li vedi accamparsi al buio o alla luce delle candele - racconta la signora Rina -. È successo domenica scorsa ai giardini di via Andersen: baccano tutta la notte e la mattina dopo c’erano metri di spazzatura sul verde pubblico». Rimangono nello stesso posto finché qualcuno non si accorge dell’invasione. «Quando chiamiamo una pattuglia di vigili, stanchi dei furti negli appartamenti o degli scippi sui mezzi pubblici, è già troppo tardi. Spariti, ma è solo un’illusione. Giri l’angolo e sono ancora lì, stavolta dietro il muro della ferrovia, in via Stephenson. Se chiamiamo la polizia sono velocissimi a spostarsi, e la storia ricomincia. Eccoli al vivaio di via Lissona o in largo Boccioni. Non ce la facciamo più». I nomadi allora sono girovaghi davvero, solo che nelle metropoli del terzo millennio il viaggio dura un isolato.
Bovisa e Comasina sotto assedio. Sin qui nessuna novità. Il fatto è che la microcriminalità dello spaccio è entrata in rotta di collisione coi clandestini per un motivo banale: «Troppi abusivi in pubblica via significa controlli frequenti delle forze dell’ordine, quindi devono andarsene», spiega un cittadino di via Bovisasca. Alle sue spalle, tra le erbacce alte un metro, prospera una baraccopoli con 150 rom.
In via Bernardino da Novate l’ex scuola media Gandhi è da quattro mesi - con le solite modalità in stile «bed and breakfast» - abitata dai clandestini. Parla Roberto Rocca, consigliere azzurro di Zona 9: «Il Comune ha già messo a bilancio 4,4 milioni per ricostruire e destinare l’edificio al nuovo commissariato di polizia. Intanto le condizioni dei locali sono degenerate, una vera bomba sanitaria: temiamo casi di meningite. Visto l’impegno negli sgomberi - aggiunge Rocca - chiederò agli assessorati di intervenire finalmente con l’abbattimento». Fuori dalle aule dimenticate, nessuna traccia degli inquilini. I bimbi giocano nel vicino parco giochi. Hanno fretta. Al tramonto del sole gli invisibili saranno di nuovo a casa.