Zingari liberi di stabilirsi nelle case dei genovesi

A Molassana molti immobili disabitati vengono occupati dai nomadi e i proprietari non riescono a ottenere l’intervento delle istituzioni per liberarli

Nomadi occupano case indipendenti abbandonate. È un fenomeno che sta dilagando nella parte alta della Valbisagno. Tantissime le denunce dei proprietari, altissimo il mugugno dei residenti. Ma soprattutto molta paura da parte degli abitanti, vicini di casa degli zingari, diventati ormai stanziali. E la situazione rimane bloccata. Nemmeno le forze dell’ordine riescono ad intervenire. Via Liggia, una «creusa» alle spalle di Molassana, è una delle strade maggiormente prese di mira. Percorrendola a piedi ci si chiede se si tratti di un percorso di arrampicata libera o una strada pedonale cittadina. La via, infatti, si presenta come uno strettissimo sentiero di campagna, piuttosto lungo, che si inerpica sopra Fossato Cicala. La pendenza è elevatissima. Gli scalini sono oramai usurati dal tempo, completamente rovinati dai lavori degli scavi del Gas e dell’Enel. Parte della mattonata è inesistente.
«È un vero delirio - racconta Malvina Olivieri, consigliera di Liguria Nuova della IV circoscrizione Valbisagno -. Invece di preservare queste “creuse” come patrimonio naturalistico e culturale ligure, la civica amministrazione le sta lasciando andare sotto i colpi del tempo, delle intemperie, dell’incuria. È una vergogna sia per chi ci abita, che fa una fatica enorme a raggiungere le proprie case, che per i tutti i genovesi che vedono piano piano scomparire questo loro patrimonio».
Ma, questa stradina collinare, ignorata dalla maggior parte dei genovesi, non è rimasta sconosciuta ai nomadi che, nel tempo, sono venuti fin quassù ad occupare alcune case indipendenti abbandonate. «Non si sa come abbiano fatto - racconta Mimmo Morabito, consigliere di Alleanza Nazionale della IV Valbisagno -. Si vede che hanno preso di mira queste dimore. Qualcuno sicuramente gliele avrà segnalate e loro hanno notato che erano vuote da tanto tempo e sono venute ad occuparle». La prima che si incontra a metà del cammino è una indipendente, mezza diroccata, con i vetri rotti, e una recinzione da favelas. Al piano terreno ci sono i vecchi trogoli dell’antica Genova. L’aria lugubre da casa abbandonata è ravvivata da tantissima roba coloratissima stesa nell’antistante terrazzo. Gli abitanti raccontano che è arrivata prima una famiglia e, con il tempo i componenti sono aumentati. Più in alto, un’altra casetta è diventata di proprietà degli zingari. Questa sembra appartenere al marchese Cattaneo Adorno. Mentre quella più in basso è di un signore residente a Marassi che ha chiesto più volte l’aiuto dei vigili e dei carabinieri di zona che, intervenuti, non sono riusciti a far sgomberare l’immobile.
«Non so come siamo riusciti ad arrivare a tanto - tuona Morabito - qui in Valbisagno tutti occupano un pezzo di terreno per costruire orti abusivi, una casa, un immobile e nessuno riesce ad intervenire per farli sgomberare e riportarli al proprietario. I no global occupano un fabbricato e formano il centro sociale Pinelli, i nomadi entrano nelle case abbandonate e nessuno riesce a cacciarli via. Diventerà una lotta tra poveri per rimpossessarsi delle proprie cose, visto che le istituzioni non tutelano più i cittadini!». Ma la gente del luogo ha troppa paura per intervenire. Così pare che alla sera la «Creusa» di via Liggia sia completamente abbandonata. La gente si aspetta per risalirla. Anche perché buia. L’illuminazione pubblica non c’è mai stata. E, gli abitanti, chiedono che venga costruita una scaletta da Fossato Cicala per raggiungere le proprie casette, in modo da poter bypassare le case della paura.